Page 198 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
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Pier Paolo Meamiel/o


           risentire delle incertezze esistenti a livello politico- possa oggi costituire ogget-
           to di una valutazione obiettiva in  termini d'efficienza.
              L'inadeguatezza complessiva del sistema era nota del resto anche al governo
           dell'epoca, tanto da indurlo a sollecitare l'appoggio delle  forze politiche "sane"
           disposte a sostenere le  istituzioni.
              L'appello,  formulato  da Nitti  in  una circolare  ai  prefetti del  14 luglio  1919,
           ebbe  conseguenze la  cui  gravità  di  certo  non  fu  prevista,  poiché  suonò come
           legittimazione tacita della costituzione di  formazioni  paramilitari.
              La conseguenza fu  la  nascita di  milizie di partito, e se non mancarono esem-
           pi di  formazioni vicine alle  forze  di  sinistra - le  "guardie rosse", gli  "arditi del
           popolo"- ben più consistente fu  lo sviluppo delle "squadre d'azione", espresse
           dai "fasci eli  combattimento"
              Nacque  così  in  seno  al  movimento  fascista  un  "partito  armato",  che  nel
           corso  del  1921  assunse  dimensioni  c  fisionomia  militare  sempre  più  marcate,
           anche per la presenza in lui, con funzioni di  comando, di ufficiali provenienti dal
           servizio attivo o addirittura ancora ai  reparti.
              L'apparato per il  mantenimento dell'ordine pubblico venne così a compren-
           dere un  nuovo  elemento, alla  quale  le  autorità di  polizia  finirono  per attribuire
           un ruolo eli  fiancheggiamento, pur badando a tenersene distinte e a non ricono-
           scerle legittimità formale.
              Al  conferimento di  lluest'ultima,  mediante l'inserimento del  partito armato
           nel quadro istituzionale dello Stato, fu provveduto subito dopo la presa del pote-
           re, con la rapidità consentita dall'attribuzione al governo Mussolini della «facol-
           tà di emanare disposizioni aventi vigore di legge», fino al31  dicembre 1923, con-
           tenuta  nella  legge  3  dicembre  1922, n.  1601,  «per  riordinare il sistema  tributa-
           rio ... per ridurre le  funzioni dello Stato, riorganizzare i pubblici uffici ed istitu-
           ti,  renderne più agili  le  funzioni c diminuire le  spese».
              Con tali  motivazioni, politicamente  neutre, il  31  dicembre 1922 fu  sciolta la
           Regia Guardia di P.S.  cd i suoi componenti furono trasferiti parte in un ruolo di
           "agenti investigativi" dell'amministrazione civile dell'Interno, e parte in un ruolo
           separato dell'Arma dci  Carabinieri Reali, che realizzò così un ulteriore aumento
           di organico c vide scomparire un collaterale probabilmente non sempre gradito.
           Anche i battaglioni mobili dell'Arma furono però ridotti da diciotto a dodici, e
           poi del tutto soppressi con il  R.D.  30 dicembre 1923, n.  2980.
              A  distanza di appena due settimane, con il  R.D.  14 gennaio 1923, n.  31,  fu
           istituita «una milizia volontaria per la sicurezza nazionale», che l'art. 2 del decre-
           to  poneva «al  servizio  di  Dio c  della  Patria italiana,  e  agli  ordini  del  Capo  del
           Governo», per provvedere «in concorso coi corpi armati per la pubblica sicurez-
           za e con il R.  Esercito, a mantenere all'interno l'ordine pubblico» nonché a «pre-
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