Page 199 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
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Repubblica e Forze Ar111ate
para(re) e conserva(re) inquadrati i cittadini per difesa degli interessi dell'Italia
nel mondo».
La storia della MVSN è stata studiata, in netta prevalenza, da due punti di
vista, la collocazione nel sistema del regime fascista e l'inquadramento nell'ap-
parato militare dello Stato.
I~ stata quindi posta in evidenza la difficoltà iniziale di ricondurre all'interno
di una struttura formale, fortemente gerarchizzata, forze provenienti da un'espe-
rienza di lotta politica con i caratteri della guerra civile.
Fu pertanto evitata la sopravvivenza, nel nuovo organismo, delle formazioni
che erano state protagoniste della lotta e, malgrado i continui riferimenti retori-
ci alle glorie del recente passato, gli "squadristi" furono immessi in una struttu-
ra che, in realtà, a parte lJUalche innocuo rccupero terminologico dall'antichità
romana, riproduceva nella sostanza l'archetipo della gendarmeria napoleonica,
adottato nel secolo precedente dalle forze di polizia regie, l'Arma dei Carabinieri
e la Guardia di finanza.
La Milizia ebbe pertanto un ordinamento territoriale articolato in legioni,
coorti, centurie e manipoli, al comando, rispettivamente, di consoli, seniori, cen-
turioni e capimanipolo, cd un comando generale direttamente dipendente dal
capo del Governo.
Superata la crisi successiva al delitto Matteotti, Mussolini ritenne opportuno
attenuare la connotazione politica eli partito della MVSN, per sottolineare inve-
ce il suo carattere istituzionale, fino a dichiararne, con il decreto legge 4 agosto
1924, n. 1292, l'inserimento tra le Forze Armate dello Stato, e ad estendere ai
militi la formula del giuramento di fedeltà al sovrano in uso per i militari "regi".
Il primo regolamento di disciplina della 1\Jilizia, approvato con R.D.L. 8 marzo
1923, n. 831, si esprimeva in termini assai più vaghi: «Nel nome di Dio e
dell'Italia, nel nome eli tutti i caduti per la grandezza d'Italia, giuro di consacrar-
mi tutto e per sempre al bene dell'Italia».
Una volta assolta la funzione di imbrigliare, legittimandolo, lo squadrismo, e
l}uella meno elevata, ma praticamente anche più significativa, di assicurare una
sistemazione ad un certo numero di reduci dalla rivoluzione, la Milizia perse
buona parte del suo peso all'interno del nuovo sistema politico. «Venne così san-
;;donata in maniera definitiva quella che rimase fino all'ultimo la sostanziale
ambiguità, c ljuindi debolezza intrinseca, della milizia: organismo ibrido, né pie-
namente di partito né interamente assorbito nelle regolari istituzioni militari
dello Stato, comandata da ufficiali che solo in parte ponevano la fedeltà alla rivo-
luzione fascista e a Mussolini al primo posto nella loro scala dei valori, recluta-
ta alla rinfusa con criteri di selezione politica rimasti sempre, di fatto, quanto mai
approssimativi, di modo che in realtà andò mano a mano perdendo il carattere
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