Page 61 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
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Repubblica e Forze ArtJNJ!e
interi paesi nella valle del Belice, nella Sicilia occidentale. Tutte le Forze Armate
intervennero tempestivamente, ma, come sempre in queste occasioni, l'impegno
più gravoso toccò all'Esercito, che intervenne da tutta la regione meridionale,
ma anche dal Centro e dal Nord, con colonne di autocarri, di mezzi del Genio,
del Commissariato, della Sanità e delle varie Armi. Furono costruite numerose
tendopoli, fu provveduto alle esigenze più elementari, alloggiando persino nelle
caserme di Trapani e Palermo centinaia di senzatetto.
Il temmoto in Friuli. Il 6 maggio 1976 un sisma violentissimo, che provocò
oltre 1.000 morti, 3.000 feriti e 40.000 senzatetto, colpì le province di Udine e
Pordenone. Forti scosse si ripeterono in settembre, questa volta con pochi
danni: ciò che poteva crollare era già crollato. I soccorsi furono immediati e ben
organizzati sia da parte delle Istituzioni locali che da quelle nazionali: tutti, in
zona, ricordano ancora il nome dell'onorevole Zamberletti e dei generali
dell'Esercito Mario Rossi e Roberto Jucci. L'intervento dei militari, all'epoca
massicciamente già presenti in zona con alta disponibilità di uomini, mezzi e
infrastrutture, fu rapidissimo, ben organizzato, molto apprezzato e senz'altro
favorito dall'ottimo rapporto tra militari e popolazione e tra Autorità militari c
civili. Di grande rilievo è stato anche il contributo offerto, tra gli altri,
dall'Associazione Nazionale Alpini, i cui volontari, autonomi, autosufficienti e
con compiti precisi per ciascun nucleo, sono giunti immediatamente da tutta
Italia, contribuendo vistosamente anche alla successiva fase eli ricostruzione.
Il temmoto in Campania e Basilicata. Il terremoto del 23 novembre 1980, che
colpì centinaia di paesi in una vasta area dell'Appennino meridionale compresa
tra l'Irpinia e la Basilicata, distrusse totalmente gli abitati di 36 comuni e ne dan-
neggiò gravemente quelli di altri 280. I morti furono oltre 3.000 e quasi 9.000 i
feriti. Le Forze Armate, che dopo il terremoto del Priuli si erano andate orga-
nizzando in modo specifico anche per operazioni di protezione civile, mobilita-
remo unità specializzate da tutta Italia, compiendo uno sforzo logistico, ammi-
nistrativo ed operativo senza precedenti.
Grandioso fu lo sforzo dei reparti elicotteri dell'Aeronautica, dell'Esercito e
della Marina, che, affiancati da quelli delle Forze di Polizia e dei Vigili del fuoco,
operarono con un supporto logistico ed una gestione tecnico-operativa per
quanto possibile unificata. Mentre per le popolazioni e per le Autorità civili si è
trattato di un supporto indispensabile, per le stesse Forze Armate questo inter-
vento si è poi rivelato essere una lezione ricca di apprendimenti.
Il temmoto nelle Marche e nei/Vmbria e l'alluvione nel Salernitano. Sono state que-
ste le ultime due occasioni (26 settembre 1997 e 5 maggio 1998) di intervento
massiccio da parte delle Forze Armate. Particolarmente difficile fu l'intervento
nel triangolo tra Avellino, Caserta c Salerno, in particolare su Sarno, Quindici e
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