Page 68 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
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Carlo ]emi
popoli balcanici da se stessi, ma per soccorrere le popolazioni musulmane, al
fine di evitare ripercussioni negative nel mondo islamico e soprattutto in
Tutchia e di facilitare la sua opera di stabilizzazione del Medio Oriente, regione
d'importanza vitale per gli Stati Uniti e per l'economia globalizzata.
Gli obiettivi, le dottrine di impiego c le strutture delle Forze Armate non
mutarono. Si accelerarono gli sviluppi della IUviA, basata sulla fusione della bat-
taglia di contatto con quella di profondità, sulla riduzione delle perdite - evitan-
do il combattimento terrestre e sostituendo il contatto informativo a quello fisi-
co - e sulla predisposizione di una capillare rete informativa estesa all'intero tea-
tro d'operazioni. Essa consentiva un'enorme riduzione dell'intervallo sensor to
shootet~ permettendo ai mezzi di fuoco di precisione a lunga gittata di avere una
capacità distruttiva, anche di obiettivi protetti, mobili e puntuali, analoga a quel-
la dci mezzi di fuoco diretto. Con la RMJ\, la netJJJork centtic JJJatj'are e l'ultima catch
phrase oggi di moda per indicarla, la Trcmiformation, la strategia fu "ingegnerizza-
ta" e la pianificazione redatta sulla base di "capacità", spesso astratte almeno nei
riguardi delle utilizzazioni più probabili della forza militare.
In particolare, continuò imperterrita la tendenza - nonostante le esperienze
negative della Bosnia e del Kosovo, dove decine di migliaia di sortite aeree ave-
vano distrutto solo un paio eli decine di carri armati serbi - di considerare vali-
da la tacita convenzione, in vigore dalla pace eli Westfalia, secondo la quale la vit-
toria militare coincideva con quella politica, cioè con quella che conta. Secondo
essa, il nemico - sconfitto sul campo - riconosceva di essere vinto e accettava
la pace del vincitore, trasformandosi spesso in suo alleato. Tale convenzione ha
perduto validità da quando le forze armate occidentali non devono più combat-
tere contro forze regolari di altri Stati, ma contro milizie irregolari, insorti, guer-
riglieri, terroristi, guerrieri tribali e etnici, clan mafiosi, in un ambiente fisico e
soprattutto umano estremamente complesso. Esso è complicato ulteriormente
da un lato dal fatto che si deve combattere in ambienti urbani, i quali riducono
l'efficacia delle tecnologie della RMJ\; e, dall'altro, dalla pervasività dei media,
che influenzano potentemente le reazioni delle opinioni pubbliche e quindi le
decisioni politiche soprattutto negli Stati democratici, e che determinano anche
le percezioni e l'atteggiamento delle popolazioni dei territori che si sono occu-
pati e che si intende stabilizzare.
Poiché la vittoria militare non è più decisiva come in passato, alle operazioni
volte a distmggere le Forze Armate e ad occupare i territori, seguono le cosid-
dette "guerre dopo le guerre" - denominate anche operazioni di peacebttilding, eli
peacekeeping e oggi, in Iraq, di cotmler-insurgenfy. Esse non costituiscono una novi-
tà nella storia militare. Quasi sempre le Forze Armate, anche nelle guerre tradi-
zionali, hanno dovuto affrontare insorti o guerriglieri. L'impraticabilità - anche
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