Page 78 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
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Massit11o de Leonardis


           La scelta atlantica

              Per le ragioni sopra indicate, diversamente che in altri paesi, i militari non gio-
           carono in Italia  un ruolo  di  primo piano nella decisione di aderire  all'Alleanza
           Atlantica. Nel negoziato con gli americani ebbe una certa importanza, ai  fini del
           chiarimento delle rispettive posizioni, la missione a Washington del capo di Stato
           Maggiore dell'Esercito, generale Efisio Marras, nel dicembre 1948. In preceden-
           za, in ottobre, a Parigi, il capo di Stato Maggiore della Marina, ammiraglio Franco
           Maugeri, aveva incontrato il capo di Stato Maggiore dell'Esercito francese, gene-
           rale  George Revers,  su  invito  di  quest'ultimo,  che gli  sottolineò  i vantaggi  per
           l'Italia  dell'adesione  all'Alleanza  Atlantica,  oltre  a  parlargli  della  cooperazione
           militare franco-italiana. Di tale incontro si discusse in una riunione tra il presiden-
           te del  Consiglio Alcide  De Gasperi, i ministri degli  Esteri e della Difesa, Carlo
           Sforza e Ranclolfo Pacciardi, il generale Marras e lo stesso ammiraglio Maugeri.tt
              La presa eli posizione più importante da parte dei vertici militari fu il memo-
           randum del 30 luglio 1948 del capo eli Stato Maggiore della Difesa Trezzani, che
           scartava un'assurda neutralità disarmata e considerava preferibile «una neutrali-
           tà armata che elia  sufficiente garanzia», possibile solo se le  potenze occidentali,
           in pratica gli Stati Uniti, avessero fornito i mezzi necessari al riarmo; ove questa
           condizione non si fosse realizzata non restava, secondo il generale, che entrare
           «a  far  parte integrante del  blocco occidentale».  La  posizione del capo eli  Stato
           Maggiore  era  motivata  clall'incerte7.Za  sulla  reale  efficacia  del  futuro  Patto
           Atlantico  per  la  difesa  dell'integrità  territoriale  dell'Italia;  i  piani  occidentali
           all'epoca, e fino all'inizio degli anni Cinquanta, non consideravano infatti la dife-
           sa del territorio italiano in caso eli attacco sovietico. Era quindi ragionevole ipo-
           tizzare  una neutralità dell'Italia,  pur solidale con l'Occidente, se  un  sufficiente
           riarmo avesse indotto l'Unione Sovietica a non disperdere le forze invadendo la
           penisola.  Il ragionamento eli Trezzani era condiviso dall'ambasciatore a Mosca
           Manlio  Brosio,  che  aveva  autonomamente  avanzato  osservazioni  simili  nello
           stesso periodo, e anche il ministro degli Esteri Sforza intendeva esplorare la pos-
           sibilità eli una "neutralità armata", sostenuta da una garanzia militare americana.
           Gli americani però fecero  sapere, in  forma definitiva anche al generale Marras
           nel  corso  della  sua  missione  a  Washington,  che  non intendevano  assistere  le
           nazioni  europee singolarmente,  ma  solo  nel  quadro  generale eli  un  sistema eli
           difesa collettivo.tz
              Va rilevato che pur essendo giusto sottolineare che se gli Stati Uniti alla  fine
           decisero di ammettere l'Italia nel Patto Atlantico (come chiedeva la  Francia per
           ragioni eli interesse nazionale) anche per garantirne la stabilità interna, non biso-
           gna dimenticare l'importanza strategica della penisola. Infatti, tra gli argomenti




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