Page 80 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
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Massimo de Leonardis
creazione, dopo la guerra di Corea, dei comandi integrati.l 6
L'Italia ottenne una parziale soddisfazione nel secondo caso. Per volontà
inglese il gruppo Europa Occidentale ricalcò la preesistente composizione e strut-
tura del Patto di Bruxelles (Gran Bretagna, Francia, Belgio, Olanda e
Lussemburgo), ma l'Italia avrebbe potuto partecipare alle riunioni in cui fosse-
ro in discussione argomenti eli suo diretto interesse, mentre il gruppo
Mediterraneo fu ribattezzato Europa Metidionale - Mediterraneo Occidentale. Inoltre
nella Strategie Guidance for North Atlantic Regional Planning, 1 7 preparata il 1° marzo
1950 dallo Standing Group, fu sottolineato che le tre regioni europee [Europa
Occidentale) Europa Meridionale - Mediterraneo Occidentale ed Europa Settentrionale]
dovevano «essere considerate come un tutto».
Sul piano militare si trattava di non sancire una divisione tra il teatro strategico
mediterraneo e quello dell'Europa continentale, che oltre tutto avrebbe spaccato
l'Italia in due aree difensive; soprattutto nelle originarie impostazioni strategiche
britanniche si pensava, infatti, di fissare la linea eli difesa sul Reno e le Alpi occi-
dentali, abbandonando l'Italia settentrionale. Più in generale, l'Italia rifiutò sempre
l'ipotesi d'intese o patti mediterranei separati,IB perché «tali soluzioni l'avrebbero
confinata a quell'area periferica, senza nemmeno darle potere di decisione nel set-
tore, poiché le principali deliberazioni sarebbero state prese a Washington e a
Londra, "sopra" la testa di quell'eventuale coalizione di piccole "pedine" mediter-
ranee, e non in cooperazione con "partner" mecliterranei»;19la valenza o vocazio-
ne mediterranea dell'Italia era semmai un modo per esaltare la sua "atlanticità",
per inserirsi nell'Europa e fungere da cerniera tra essa ed il mare nostrum.
Nel caso dell'ingresso nello Standing Group, i capi di Stato Maggiore della
Marina e dell'Esercito, ammiraglio Emilio Ferreri e generale Marras, svilupparo-
no una propria diplomazia parallela per ottenere l'appoggio dei loro omologhi
statunitensi, ammiraglio Louis Denfeld e generale Omar Bradley. L'addetto
navale a Washington, capitano di vascello Francesco Baslini, manifestò un certo
ottimismo sul sostegno americano,2o che alla luce di altre fonti appare però
infondato. In occasione, infatti, della serie di incontri che i Joint Chiifs qf Staff sta-
tunitensi ebbero nell'estate 1949 con i capi di Stato Maggiore degli alleati atlan-
tici, l'ambasciatore a Parigi Pietro Quaroni ossetvò: «Mentte le convetsazioni
con i mino d, fra cui noi, sono durate in media un' oretta, quelle con i francesi e
gli inglesi sono durate un giorno e mezzo».21 Lo Standing Group eta un organi-
smo inviso agli alleati minori, che ottennero di ridurne i poteri, e la cui compo-
sizione rimase limitata a Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia. Pet enttatvi l'Italia
non poteva contate sulle simpatie né dei tre membri né degli esclusi.
Negli anni Cin(1uanta l'impottanza geostrategica dell'Italia consisteva, secon-
do gli americani, nell'essere «conttafforte meridionale del fronte centrale e,
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