Page 83 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
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          blema delle  armi nucleari, che stava diventando centrale per la  NATO e per i
          rapporti tra gli Stati Uniti e i loro alleati europei. Già nel gennaio 1954 il capo di
          Stato  Maggiore  della  Difesa,  generale  Marras,  aveva  chiesto  al  Depury  Saceur,
          maresciallo  Montgomery,  di  dislocare  anche  in  Italia  i  cannoni  atomici  da
          280mm appena installati in Germania.  Il  1° gennaio  1956 iniziò la  sua attività
          presso l'Accademia Navale di Livorno, in collaborazione con l'Università di Pisa,
          il  Centro per le  Applicazioni Militari  dell'Energia  Nucleat~e (CAMEN), chiuso
          nel  1975,  che  doveva  essere  un  ente  finanziato  paritariamente dalle  tre  Forze
          Armate. Tra il  1956 ed il  1958 il  risentimento  dei  maggiori alleati  continentali
          nella NATO, per la posizione privilegiata che Stati Uniti e Gran Bretagna man-
          tenevano nell'Alleanza come soli detentori di  armi atomiche, portò ai  colloqui
          tra i ministri della Difesa italiano, francese e tedesco su una cooperazione mili-
          tare nel campo nucleare, non certo come alternativa alla NATO, ma per miglio-
          rare lo status dei loro paesi nell'Alleanza. Solo pochi erano però disposti a per-
          seguire i colloqui contro la volontà o senza l'appoggio degli Stati Uniti, ponen-
          doli di  fronte al  fatto  compiuto. La  maggior parte voleva, invece, procedere in
          accordo con Washington e tutte le parti coinvolte lasciarono trasparire agli ame-
          ricani l'esistenza e l'oggetto dei colloqui.34 Alla riunione del Consiglio Atlantico
          del dicembre 1957, gli  Stati Uniti offrirono agli  alleati europei l'installazione di
          missili balistici a raggio intermedio americani a "doppia chiave". Il ministro della
          Difesa  Taviani  diede  subito  il  suo  assenso,  formalizzato  dal  presidente  del
          Consiglio  Amintore  Fanfani  nel  luglio  1958,  mentre  l'avvento  al  potere  in
          Francia del generale de Gaulle pose fine ai negoziati trilaterali.3S L'Italia fu l'uni-
          co paese dell'Europa continentale, oltre alla Turchia, ad accettare i missili,36 per
          una serie di ragioni:  accreditarsi come alleato più importante nel Mediterraneo,
          soddisfare in  parte le  proprie aspirazioni  nucleari  e  fornire  a Washington una
          prova di  fedeltà  mentre era in discussione la  "apertura a sinistra".  Allo  stesso
          tempo,  proprio  per  non  suscitare  polemiche  all'interno,  Fanfani  invitò  a  non
          dare troppo rilievo alla sua decisione.
             Nel quadro della soluzione della crisi di  Cuba del 1962, gli Stati Uniti decise-
          ro di  rimuovere i missili dalla Turchia e dall'Italia.  Al  riguardo l'atteggiamento
          del governo italiano era ambivalente. Da un lato era sollevato dalla notizia della
          rimozione dei missili, obsoleti e vulnerabili, che rendevano il territorio italiano
          vittima prioritaria di  un attacco sovietico; dall'altro  non voleva un'ammissione
          della loro inutilità e  temeva  fosse  indebolito il rapporto bilaterale con gli  Stati
          Uniti. Consapevole di quest'ultima preoccupazione, l'ambasciatore americano a
          Roma raccomandò che al  momento di annunciare il  ritiro dei missili si sottoli-
          neasse il ruolo di grande potenza dell'Italia,37
             Le  ambizioni  atomiche  dell'Italia  furono  allora  affidate  sia  alla  Multilateral


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