Page 84 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
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LVIa.r.riiJio de L,eonardi.r


           (N11demj Force sia al tentativo eli  sviluppare un'intesa bilaterale con gli Stati Uniti,
           che  portasse  ad  installare  missili  Polari.r  o  su  sottomarini  o  sull'incrociatore
           Garibaldz)s Ma nell'aprile 1964 il  segretario di  Stato americano Dean Rusk  rac-
          comandò di lasciar cadere la MLF, indicando tra le ragioni anche quella di evita-
           re di  infliggere «ulteriori tensioni su un governo italiano che è emerso indeboli-
           to  c  non  rafforzato  dalle  ultime  elezioni».19  Ma  quest'ultima  motivazione,  sia
           pure indicata  come aggiuntiva,  suona come la  ricerca  di un pretesto.  In realtà
          l'amministrazione Kennedy aveva  perso interesse al  progetto di  MLF, che non
           era servito ad  impedire  alla  Prancia di  dotarsi  eli  un  armamento atomico indi-
           pendente. Soprattutto gli  Stati  Uniti ritenevano che un corollario irrinunciabile
          della strategia della "risposta flessibile  e controllata", che volevano far adottare
           dalla NATO, fosse l'esclusivo controllo del grilletto nucleare da parte del presi-
           dente americano (one }ÌilJ!,er 011  the ltigget):' 0
             L'appartenenza alla NATO costituì ovviamente un fattore di forte moderniz-
           zazione e potcnziamento delle Porze Armate italiane.  A giudizio di un esperto,
           appartenente all'Esercito (!),«la Marina fu  subito la Forza Armata più integrata
           nel dispositivo alleato»:"  Essa cercò ripctutamente di  sfruttare i suoi  eccellenti
           rapporti con la  UJ'. Nal!Y per ottenere  una propria aviazione  navale.<~2 La  rina-
           scita  dell'Aeronautica  Militare  e  dell'industria  aeronautica  ricevettero  impulso
           del  tutto  determinante,  come nel  caso  dell'Esercito,  dall'inserimento  dell'Italia
           nell'Alleanza Atlantica. Nell'agosto 1956 volò il Fiat G  91, primo aviogetto ope-
           rativo  di  produzione italiana,  che vinse  poi nel 1958 il  concorso NATO per il
           caccia tattico leggero (anche se  poi lo adottarono solo l'AMI  e la Ltdìu;qfje,  che
           ne rivcndette al Portogallo). Alla fine del decennio l'Aeronautica contava su una
           linea di volo di  tutto rispetto di  561  aerei, di cui 300 da combattimento. 43
             Negli  anni Sessanta,  mentre la  Francia si  allontanava dalla  struttura militare
           integrata, più volte l'ambasciatore Sergio Fenoaltea protestò a Washington con-
           tro qualunque segnale, come pranzi a tre tra i rappresentanti americano, britan-
           nico e tedesco al Consiglio Atlantico, che, sostituendo Parigi con Bonn, prefigu-
           rasse  un  direttorio  della  NATO  senza  l'Italia."''  Nelle  discussioni  successive
           all'annunciato  ritiro  della  Francia  dalla  struttura  militare  integrata,  l'Italia,  pur
           senza prendere di petto i francesi, si  schierò a favore della posizione americana
           di trasferire in Belgio non solo SI-IAPE ma anche la  sede politica dell'Alleanza.
             Gli  anni  successivi  al  1963,  dominati  dai  governi  eli  centro-sinistra,  furono
           caratterizzati  dalla  depressione  economica,  con  disoccupazione,  inflazione,
           diminuzione degli investimenti e della produttività, peggioramento della bilancia
           dei  pagamenti  e  del  disavanzo  del  bilancio  dello  Stato.  «La  politica  di  difesa
           nazionale è stata compressa per concedere spazio allo "stato assistenziale"»." 5
             Tuttavia  la  Anmral Revie1v  della  NATO  per  il  1966 4 6  rilevava  un  ulteriore




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