Page 82 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
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Massimo de Leonardis


          que stiamo per essere messi di fronte all'argomentazione che o aiutiamo a soste-
          nere le Forze Armate dei nostri alleati o questi cesseranno di essere alleati».27
             All'inizio del 1957 si osservava che, per le conseguenze della crisi di Suez, era
          «meno probabile che nell'immediato futuro l'Italia riducesse il divario tra il fab-
          bisogno finanziario per ottenere i suoi obiettivi di forza ed il suo bilancio della
          Difesa».  La situazione era complicata dal «desiderio dell'Italia, per ragioni mili-
          tari e politiche, di passare da un armamento convenzionale ad uno avanzato e di
          ottenere piani tecnici e contratti statunitensi per la costruzione di missili».2s Tali
          valutazioni erano confermate nel settembre 1957 e si concludeva che «nel com-
          plesso l'efficacia militare italiana restava relativamente scarsa se paragonata agli
          standard statunitensi di efficacia combattiva».29 Comunque, scrivendo, nel 1960,
          il famoso studioso britannico di storia militare e eli  strategia, Basil Lidclell Hart
          constatò  che <d'Italia  è la  sola  nazione continentale membro della  NATO, che
          abbia fornito la  sua quota [di  truppe]  secondo i piani originari».Jo Certo si  può
          discutere  se  ai  numeri  delle  truppe di  leva  corrispondesse  un'elevata  efficacia
          operativa (ma l'osservazione vale anche per molti altri Paesi), è un fatto però che
          la fine degli anni Cinquanta vide le Forze Armate italiane assai rafforzate in ter-
          mini quantitativi e qualitativi e ciò certamente costituì, insieme al "miracolo eco-
          nomico",  un  elemento  fondamentale  della  rafforzata  presenza  internazionale
          dell'Italia come potenza regionale di  primo piano.3'
             Nel marzo 1964, in un colloquio tra il segretario Generale della NATO Dirk
          Stikker  e  il  segretario  di  Stato  americano  Dean  Rusk,  fu  osservato:  «Quando
          diminuiva l'imminenza della minaccia nucleare, era naturale che vi  fosse  meno
          preoccupazione per la forza di un'Alleanza. [ ... ] Il Segretario generale disse che
          i  tedeschi avevano  mantenuto alta  la guardia,  ma questo  non era  più vero dei
          belgi. Era difficile formulare un giudizio su Norvegia e Danimarca[ ... ]; il Regno
          Unito era travagliato  da problemi interni ma aveva  alquanto  aumentato il  suo
          bilancio della Difesa; e in Italia, Segni, Saragat e Andreotti avevano mantenuto
          gli  italiani  in  una  buona  posizione».32  Nel  1968,  dopo  l'invasione  della
          Cecoslovacchia, ad una riunione del National Secttrity Council, il rappresentante dei
          Joint Chiifs of Stqff osservò: «a.  I tedeschi, gli italiani e gli olandesi hanno le risor-
          se per rafforzare le loro forze militari. La domanda è se hanno la volontà di farlo.
          b.  Forse i norvegesi e i danesi potrebbero fare  di più.  c.  L'atteggiamento britan-
          nico è incerto, perché il loro attuale potenziale militare sta per essere ridotto». Il
          presidente Johnson propose  di  dare  istru:doni  agli  ambasciatori  di  <<Verificare
          cosa specificamente  tedeschi, italiani ed olandesi fossero disposti a fare  subito
          per rafforzare la NAT0».33 (Tesi Gerli)
             A  cavallo  tra gli  anni Cinquanta e gli  anni  Sessanta l'Italia  si  era  trovata di
           fronte ad alcune scelte importanti nel  campo della difesa,  tutte relative al  pro-


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