Page 85 - Repubblica e Forze Armate. Linee interpretative e di ricerca - Atti 25-26 ottobre 2006
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Repubblica e Forze Ar111ate


         miglioramento della situazione delle Forze Armate italiane rispetto all'inizio del
         decennio.  Per quanto riguarda l'Esercito, il  contributo pianificato dall'Italia era
         in accordo con i piani della NATO c il numero delle truppe era cresciuto. Anche
         gli  sforzi  di  riarmo  e  modernizzazione  avevano  dato  buoni  risultati:  nel  1967
         sarebbero entrati in servizio svariati tipi di armi moderne, equipaggiamento elet-
         tronico, veicoli di vario genere e utilizzo. Restavano però serie carenze nell'equi-
         paggiamento delle unità con veicoli di  ogni categoria e nei depositi di  certi tipi
         di munizioni, mentre il  livello delle  unità di  combattimento era giudicato anco-
         ra basso.  Il contributo della Marina  pianificato dall'Italia era  anch'esso confor-
         me al  NATO Force P/cm e si prevedevano i maggiori progressi nell'anno seguen-
         te: la  messa in servizio, sotto comando nazionale, di una nave da scorta oceani-
         ca e di un sottomarino, la messa in  cantiere di due cacciatorpediniere lanciamis-
         sili e due navi da scorta. Il programma di costruzione del naviglio di scorta stava
         procedendo più velocemente  di  quanto  previsto.  Per quanto riguardava  infine
         l'Aeronautica,  il  contributo  pianificato  dall'Italia  non  si  discostava  signi-
         ficativamente  dai  piani NATO.  I  programmi eli  ammodernamento per gli aerei
         G  91,  F  104 e RF 104 non sarebbero iniziati  prima del 1968, mentre la  prima
         fase  dd programma  di  sostituzione  dei  missili  terra-aria /!fax con gli  Hercu!es
         sarebbe stata completata durante il 1967. Restavano però serie inadeguatezze nel
         campo delle riserve di  aerei moderni:t7
            Essendo  la  difesa  dell'Italia  responsabilità  della  NATO c,  in  ultima  analisi,
         dipendendo dalla garanzia atomica americana, gli studi strategici furono a lungo
         trascurati. Tuttavia in importanti convegni, due ammiragli italiani,  che avevano
         ricoperto incarichi al vertice della Marina e della NATO, sottolinearono l'impor-
         tanza,  non  pienamente  compresa  e  sfruttata,  della  dimensione  marittima
         dell'Alleanza  Atlantica.  Nel 1977 l'ex  Comnavsouth  ammiraglio  Franco Micali
         Baratelli  osservò  che «le  partite  che  si  giocano  nel  Medio  Oriente  finitimo  al
         Mediterraneo  c  lungo  la  rotta  del  Capo,  percorsa  dai  rifornimenti  vitali  per
         l'Europa, sono dunque estremamente importanti per il destino di essa. In sinte-
         si,  il  potere  navale  sovietico  applica  la  sua  presenza e influenza anche in  zone
         dove la  NATO non è in grado di  reagire, in  forma  solidale e collettiva ad  ogni
         situazione di pace, tensione e conflitto  ... Da un punto di vista puramente milita-
         re-operativo  dovrebbe  quindi  procedersi  ad  una  modifica  del  confine  della
         NATO,  mediante  la  rimozione  del  "cancello"  meridionale  al  23°  parallelo, in
         quanto sul mare non hanno ragione di esistere artificiose delimitazioni che sono
         in contrasto con il concetto della flessibilità d'impiego delle forze, essenza stes-
         sa del potere marittimo».
            Nella stessa linea di pensiero, tre anni dopo, l'ex capo di Stato Maggiore della
         Marina,  ammiraglio  Ernesto  Giuriati,  traendo  lo  spunto  dall'osservazione  del





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