Page 134 - Atti 2012 - L'Italia 1945-1955. La Ricostruzione del Paese e le Forze Armate
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             Il contrasto ai fenomeni eversivi e di criminalità organizzata
                Dalla fine degli anni quaranta all’inizio del decennio successivo, il Comando
             Generale dell’Arma dei Carabinieri avviò una nuova riflessione allo scopo di rin-
             forzare l’azione dei Carabinieri nella lotta alla criminalità. Così, si diede corso ad
             un nuovo approccio per contrastare il crimine, in questo caso, in stretta connes-
             sione con l’uso delle nuove tecnologie con particolare riferimento a quelle per le
             scienze forensi. Per quanto riguarda la lotta al banditismo siciliano, il Calendario
             dell’Arma per il 1951 così si esprimeva a proposito: “La strada per giungere a tale
             definitivo successo [la morte di Giuliano] fu per i Carabinieri dei reparti insulari
             e specie per quelli del C.F.R.B. (Corpo Forze Repressione Banditismo, coman-
             dato dal colonnello – ora generale – Ugo Luca), molto dura, lunga e cruenta (71
             militari caduti e centinaia di feriti sino al luglio 1950), e ciò per la formidabile
             organizzazione dell’agguerrito e subdolo nemico e le condizioni ambientali del
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             tutto particolari” . È evidente che banco di prova di tutto rispetto fu offerto dal
             contrasto al fenomeno del banditismo siciliano sino al 1950 quando il CFRB attuò
             una serie di servizi sempre più mirati volti ad una più efficace azione di controllo
             di parti della Sicilia che si trovavano sottoposte all’azione dell’EVIS (Esercito
             Volontario per l’Indipendenza della Sicilia) che, insieme a Salvatore Giuliano,
             mise a dura prova le Forze Armate e le Forze dell’Ordine. Basti ricordare che
             l’agguato di Bellolampo (PA), avvenuto il 19 agosto 1949, costò la vita a sette
             militari dell’Arma .
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                Un’attenzione particolare merita tale attentato che evidenziò una tecnica piut-
             tosto raffinata nel colpire le forze dell’ordine schierate sul territorio a presidio
             della legalità e che si mostrò anche particolarmente efferato. Infatti, fu sfruttato
             l’effetto sorpresa causato dall’aver simulato un attacco ad un presidio isolato per
             aggredire il contingente inviato sul posto a rinforzo del dispositivo di sicurezza e
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             di controllo del territorio che l’Arma aveva nell’area di Bellolampo .
                I successi contro la criminalità in Sicilia e, nel contempo, il contrasto al feno-
             meno del banditismo sardo in quegli stessi anni mise in luce le capacità di una
             organizzazione come l’Arma dei Carabinieri nella repressione di fenomeni delin-
             quenziali significativi. Tuttavia anche in Sardegna il bilancio di sangue fu alto
             con numerosi militari uccisi in scontri a fuoco. Con la cattura dei più pericolosi
             latitanti sardi come Liandru e Sini si riuscì a ridurre fisiologicamente il fenomeno.
             Contestualmente, tali successi facevano parte di una sempre maggiore esclusione
             dell’Arma dai principali centri urbani. Di conseguenza si arrivò ad una tacita “ru-


             19  Museo storico dell’ArMA dei cArAbinieri, Calendario Storico per l’Arma dei Carabinieri
                1951, Vittorie recenti nella guerra di ogni giorno.
             20  Museo storico dell’ArMA dei cArAbinieri, Calendario Storico per l’Arma dei Carabinieri
                1950, Date ed avvenimenti di maggior rilievo del 1949.
             21  ASACC, D 1065.7 (1).
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