Page 158 - Atti 2012 - L'Italia 1945-1955. La Ricostruzione del Paese e le Forze Armate
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             lia fu affidato al colonnello inglese Gerald Richardson , con un passato da alto
             funzionario nella Divisione Investigativa Criminale della “London Metropolitan
             Police”, meglio nota come “Scotland Yard”, il quale, dopo vari esperimenti, optò
             proprio per l’adozione del modello organizzativo della polizia inglese, compresa
             l’inconfondibile uniforme blu dei “bobbies”.
                Nella fase iniziale le operazioni di reclutamento progredirono con estrema len-
             tezza, ostacolate dai numerosi episodi di intimidazione, anche fisica, esercitati da
             una parte della popolazione locale, nei confronti degli appartenenti alle disciolte
             forze di polizia italiane e dei potenziali aspiranti civili, spesso malmenati e minac-
             ciati per dissuaderli dal loro intento.
                Occorsero dunque quasi due mesi, affinché il 1° settembre 1945 la V.G.P.F.
             poté dirsi ufficialmente costituita, con un organico iniziale di 3500 uomini, ma che
             nel giro di pochi anni raggiunse quota 6000 unità.
                Nelle intenzioni degli alleati la fisionomia di questo nuovo Corpo di polizia
             sarebbe dovuta essere quella di una unità militare integrata nel 13° Corpo d’Ar-
             mata britannico, e solo più tardi ne fu chiarita la sua natura di Corpo di Polizia ad
             ordinamento civile, grazie alle insistenze del Col. Bowman, il quale riuscì a con-
             vincere i suoi superiori che una forza di polizia con competenze così eterogenee
             avrebbe potuto efficacemente espletare il proprio mandato solo sotto il controllo
             dell’autorità civile, ancorché, come nel suo caso, quale “Senior Civil Affairs Offi-
             cer” egli riassumeva comunque in sé entrambi i poteri, civili e militari .
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                I gradi più elevati della V.G.P.F. erano ricoperti da ufficiali alleati, prevalente-
             mente inglesi, gli altri - dal livello di “superintendent” (tenente colonnello) fino
             ai gradi più bassi -furono affidati in maggioranza ad ex appartenenti alle forze di
             polizia italiane, ed in minor misura ad ex partigiani e miliziani della “Guardia del
             popolo”. Nonostante il boicottaggio iniziale, circa un terzo degli effettivi furono
             comunque di nazionalità slovena.
                La “Venezia Giulia Police Force” aveva un’organizzazione funzionale e una
             territoriale operante su quanto rimaneva nella Zona “A” delle province italiane di
             Trieste, Gorizia e Pola.
                L’articolazione funzionale comprendeva sei “Division”, tre delle quali ope-
             rative: “Uniform” (polizia di sicurezza), “Criminal investigation” (polizia giu-
             diziaria), “Fiscal” (polizia finanziaria) e tre di supporto (personale, trasporti ed
             amministrazione).
                il personale in forza alle varie Divisioni si distingueva per un diverso scudetto

             7  Il Col Richardson, dopo lo sbarco alleato in Sicilia del luglio 1943, aveva già ricoperto
                diversi incarichi dirigenziali quale responsabile della pubblica sicurezza, venendo nominato
                dapprima Questore di Palermo e poi “Chief Public Safety Officer” a Napoli, dove vi rimase
                per ben 18 mesi.
             8  “Zones of Strain: A Memoir of the Early Cold War”, di Alfred Connor Bowman, pagg. 63
                e 64 – 1982, Hoover Institution Press, USA.
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