Page 387 - Atti 2012 - L'Italia 1945-1955. La Ricostruzione del Paese e le Forze Armate
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             do generale dell’arma dei carabinieri dispose la partecipazione all’operazione del
             XIII Battaglione mobile e lo spostamento a Gorizia del IV Battaglione di Padova
             posto alle dipendenze operative dello smE. L’11 settembre venne emanato dal
             V Corpo d’armata un nuovo ordine di operazioni per l’occupazione di Trieste.
             Le truppe dell’Esercito, oltre all’orientamento d’impiego di costituire riserva di
             pronto intervento, ricevettero il compito del pattugliamento diurno e notturno del-
             la linea di confine con la Jugoslavia e della linea di demarcazione con la zona “B”
             del TLT. «L’attività di pattugliamento dovrà esplicarsi non ad immediato contatto
             della linea ma sul suo rovescio, in modo da evitare eventuali involontari sconfi-
             namenti ed anche per non creare uno stato di apprensione o d’allarme nello stato
             confinante.» Era prevista anche la vigilanza ed il controllo, mediante saltuari ap-
             postamenti notturni e mediante invio di reparti a scopo di addestramento, dei punti
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             di dominio tattico sulla linea di frontiera .
                Alla fine di settembre, su decisione del Presidente del Consiglio, fu ordinato
             che la polizia civile di Trieste venisse inquadrata da ufficiali del corpo di pubblica
             sicurezza, anziché da personale dell’Arma dei carabinieri. L’Ispettorato del corpo
             delle guardie di pubblica sicurezza allertò così il 5° Reparto mobile di Vicenza ed
             2° Celere di Padova per l’impiego a Trieste a disposizione delle autorità militari
             di occupazione. Lo schema cronologico del trapasso dei poteri in Trieste diramato
             dagli anglo-americani, il cosiddetto piano Winterton, prevedeva, il giorno seguen-
             te alla firma dell’accordo, l’incontro tra il generale Winterton e l’alto commissario
             italiano (in seguito denominato commissario del governo) in Duino ed il secondo
             giorno la riunione ad Udine tra le autorità militari italiane e quelle anglo-ameri-
             cane. Il quarto giorno era previsto l’afflusso a Trieste di circa 20 ufficiali e sottuf-
             ficiali italiani per esaminare sul posto i problemi di alloggiamento delle truppe e
             di 15 ufficiali per assumere il comando della polizia civile. Dovevano seguire nei
             giorni successivi funzionari destinati all’amministrazione civile ed altri ufficiali
             fino al ventiduesimo giorno, in cui scattava il disco verde per l’ingresso in Trieste
             delle truppe italiane. Il 27 settembre si svolse al Viminale una accesa riunione
             interministeriale sulla questione della liberazione di Trieste, nel corso della quale
             furono discussi e dibattuti i propositi del Presidente del consiglio mario scelba
             che riteneva preminenti gli aspetti di polizia e di ordine pubblico su quelli mili-
             tari, sostenuti, invece, dal ministro della Difesa Taviani. Alla fine si giunse ad un
             accordo di compromesso che prevedeva la cessione dei poteri civili e militari da
             parte del generale Winterton ad un generale italiano, che li avrebbe tenuti giusto il
             tempo strettamente necessario per avere una situazione interna tranquilla e sicura.
             Dopo circa 24/48 ore era previsto il loro passaggio nelle mani del commissario
             del governo. Per rispondere al desiderio di Scelba, il commissario del governo


             46  Foglio n. 564/1/ST in data 11 settembre 1954, Occupazione zona “A” del T.L.T., comando
                V Corpo d’armata – SM Ufficio operazioni e addestramento.
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