Page 392 - Atti 2012 - L'Italia 1945-1955. La Ricostruzione del Paese e le Forze Armate
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             per il trattato di pace -  . Il ruolo italiano nel secondo dopoguerra costituì un uni-
             cum nel panorama internazionale. In questo quadro, anche il trusteeship somalo fu
             il caso unico di tutela di un territorio affidata a una potenza coloniale sconfitta. In
             aggiunta, nel 1950, l’Italia non aveva ancora acquisito la membership delle Nazioni
             Unite, che ottenne cinque anni più tardi. Una simile deroga trovò giustificazione
             nell’ambito della nuova realtà della Guerra Fredda che rese prioritaria l’adesione
             al Patto Atlantico, e comportò l’elaborazione di un apparato normativo specifico
             destinato al mandato in questione, in ragione della sua singolarità rispetto ad altre
             amministrazioni fiduciarie. Il mandato italiano in Somalia, infine, fu veicolo d’inte-
             resse internazionale nel più generale quadro della Guerra Fredda. Oggetto di acceso
             dibattito, quando non di scontro tra i delegati sovietici e quelli anglosassoni, passò
             infine con il consenso dei Paesi di nuova indipendenza: tale fu l’effetto di una con-
             vergenza con un mondo che stava uscendo dal periodo coloniale e che costituiva
             dunque una base per la nuova politica italiana verso l’Africa e dell’Asia.
                 Le dinamiche economiche, politiche e sociali avviate alla fine del primo con-
             flitto mondiale ed esplose a seguito del secondo accelerarono il processo di riven-
             dicazione d’indipendenza dei popoli asiatici e africani. La realtà della decoloniz-
             zazione attualizzò la questione coloniale e la trasferì sulla scena internazionale,
             legandola agli sviluppi del nuovo ordine globale, nel secondo dopoguerra . Le Na-
                                                                             4

             3  La presente ricerca si inquadra in un progetto di ricerca svolto presso la scuola di dottorato
                in  “Storia  dell’Europa”  della  Sapienza,  Università  di  Roma,  relativo  alle  “Strategie  e
                strumenti di politica estera: le missioni militari italiane all’estero in tempo di pace”. Le
                fonti documentali sono state reperite principalemente presso l’Archivio dell’Ufficio Storico
                dello Stato Maggiore dell’Esercito.( Fondi AUSSME: G-29 Addetti militari, G-33 Ufficio
                coloniale; E-3 Corpi di spedizione; E-8 commissione interalleata di Parigi, E-15 CMIC,
                E-16 commissioni delimitazioni confini; I-2 Somalia-AFIS).
             4   Tra la fine della Seconda Guerra Mondiale e l’inizio degli anni Sessanta, ebbe termine il
                colonialismo dell’Europa in terra asiatica e africana, dando vita in quest’ultima, a realtà
                statuali  per  lo  più  coincidenti  con  i  territori  delle  precedenti  colonie.  Il  nazionalismo
                anticoloniale africano si espresse attraverso vari movimenti di protesta (si ricordano quelli
                del 1945 in Algeria e del 1947 - 1949 in Madagascar) e trasse ispirazione dalle istanze di
                liberazione contro il nazifascismo, cui molti africani presero parte combattendo nelle armate
                delle rispettive Potenze coloniali. La divisione del mondo in blocchi, con la nascita due
                superpotenze USA e URSS, estranee per storia e per ideologia alle forme del colonialismo
                europeo, favorì l’instaurarsi di un nuovo tipo di supremazia, basato sull’influenza nella
                politica interna dei nuovi Stati e sulla loro sudditanza economica, in cambio dell’appoggio
                finanziario e militare per il mantenimento dei delicati equilibri interni. A partire dagli anni
                Cinquanta,  il  movimento  anticoloniale  africano  fu  condotto  da  una  nuova  generazione
                d’intellettuali, formatisi in Europa e America e influenzati dalle idee di autoderminazione
                e libertà. I principi espressi nella Carta atlantica ebbero un ruolo importante. Inoltre, la
                guerra d’Algeria (1954-1962) costituì un punto di riferimento centrale per i movimenti di
                liberazione, influenzandone profondamente ideologia e prassi politica. Sul tema si veda:
                Droz B., Histoire de la décolonisation au XXe siècle, Editions du Seuil, Parigi 2006.
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