Page 413 - Atti 2012 - L'Italia 1945-1955. La Ricostruzione del Paese e le Forze Armate
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             La Spedizione Borsari in Terra del Fuoco.

             L’emigrazione e le tentazioni di ispirazione coloniale

             del dopoguerra.


             stefano PelaGGi    1



             Introduzione
                   industriale bolognese Carlo Borsari, tra il 1948 e il 1949, organizzò una spe-
             L’dizione, a seguito di un accordo con il Ministero della Marina argentino, e
             trasferì a Ushuaia nella Terra del Fuoco argentina 1070 persone, perlopiù emiliani
             e friulani. La spedizione Borsari rappresenta un caso emblematico per i flussi mi-
             gratori italiani, molte dimensioni diverse confluiscono nel progetto: dalla voglia di
             fuga da una condizione economica difficile per la maggior parte dei partecipanti
             alla necessità di sottrarsi alle possibili ritorsioni legate all’adesione al fascismo
             per una piccola minoranza fino alle esigenze dell’Argentina di Perón. La spedizio-
             ne Borsari rappresenta anche un unicum dal punto di vista demografico, all’epoca
             la popolazione di Ushuaia ammontava ad appena 2000 persone, e l’ideologia degli
             organizzatori era permeata da un forte senso di colonialismo di stampo ottocente-
             sco. La tragica vicenda costituisce l’ultimo esempio di una volontà dell’Italia di
             sviluppare delle relazioni e creare centri d’influenza con un paese estero tramite la
             gestione dei flussi migratori.


             L’emigrazione nel processo di ricostruzione del secondo dopoguerra
                Nell’immediato dopoguerra l’emigrazione tornò a essere un’opzione per molti
             italiani, a differenza delle aspettative della stragrande maggioranza dell’opinione
             pubblica e di molti politici che confidavano sulle necessità della ricostruzione
             per assorbire la totalità della manodopera nazionale. Gli avvenimenti della se-
             conda guerra mondiale e la volontà di cooperazione tra i vari stati sembrarono lo
             scenario ideale per una politica improntata ai liberi flussi migratori in Europa. In
             realtà, l’emigrazione clandestina continuò a essere un fenomeno diffuso in tutta la
             penisola, le politiche dirette a gestire e indirizzare i flussi migratori italiani furono
             perlopiù legati a specifiche esigenze della neonata Repubblica, come gli accordi
                                                                                    2
             con il Belgio per il carbone o la gestione dei prigionieri di guerra in Francia .
             L’emigrazione del dopoguerra fu soprattutto legata a un’attenta pianificazione dei

             1  Università di Roma “La Sapienza”.
             2  cfr. s. Rinauro, Il cammino della speranza. L’emigrazione clandestina degli italiani nel
                secondo dopoguerra. Einaudi, Torino 2009.
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