Page 414 - Atti 2012 - L'Italia 1945-1955. La Ricostruzione del Paese e le Forze Armate
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414 L’ItaLIa 1945-1955, La rIcostruzIone deL Paese e Le Forze armate
flussi e a una serie di accordi con i vari paesi ospitanti. Nonostante gli investimenti
realizzati grazie al Piano Marshall, le scelte del governo italiano non furono im-
prontate a favorire l’occupazione ma dirette a sviluppare la grande industria. La
capacità industriale duplicò la produzione nel 1951 rispetto all’anno 1937, mante-
nendo invariato il tasso di occupazione. Un risultato che fu frutto di una precisa
scelta del governo italiano, come si evince dalla programmazione ipotizzata dai
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giovani economisti antifascisti ancora prima della liberazione , per permettere di
rilanciare la competitività internazionale del prodotto italiano compromessa dalle
decadi di autarchia fascista. Una strategia che danneggiò l’occupazione e rese ne-
cessario un massiccio ricorso all’emigrazione per soddisfare la pressante esigenza
di un gran numero di disoccupati.
Già, nel 1944, l’influente economista del Partito d’Azione Libero Lenti in
“Elementi economici per un piano di ricostruzione nazionale” indicava l’obiettivo
della ristrutturazione produttiva come prioritario e individuava nell’emigrazione
la condizione necessaria per garantire la ricostruzione italiana. L’economista era
ben conscio dell’impopolarità della soluzione proposta ma giudicava indispensa-
bili i flussi delle rimesse degli emigrati nelle zone più povere per sopperire agli
inevitabili disagi del dopoguerra. Gli stessi prigionieri di guerra, militari e civili,
furono in molti casi deliberatamente lasciati nei paesi di prigionia per alcuni mesi
a seguito di accordi segreti con le nazioni europee che necessitavano la manodo-
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pera per i processi di ricostruzione . Negli anni immediatamente successivi alla
fine del secondo conflitto mondiale l’intero sistema Italia è impegnato a favorire
l’emigrazione all’estero. L’esortazione del presidente del Consiglio Alcide De Ga-
speri è indicativa: “Riprendete le vie del mondo.(….) Bisogna adattare a questa
emigrazione le nostre scuole, i nostri insegnanti. Bisogna che partano armati di
preparazione tecnica, ma bisogna tentare, in uno sforzo che il governo dovrà fa-
vorire, di riprendere le vie del mondo: ché chi parte, anche se non tornasse subito,
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non è perduto ”. Oltre alla risoluzione del problema della disoccupazione, i poli-
tici e gli economisti italiani erano ben consci dell’importanza delle rimesse degli
emigranti nel quadro economico della ricostruzione. Le scelte politiche italiane,
comunque non diedero luogo a una strategia precisa sulla determinazione delle
direzioni geografiche dei flussi migratori. La geopolitica dell’emigrazione restò
legata a “scelte private, cui gli accordi bilaterali forniranno un quadro giuridico
senza porre rimedio a una dispersione della massa migrante ancora più accentuata
3 ivi, p.34.
4 S. Rianuro, La disoccupazione di massa e il contrastato rimpatrio dei prigionieri di guerra,
in “Storia in Lombardia”, XVIII (1998), n.2-3.
5 Discorso di A. De Gasperi al III Congresso Nazionale della Democrazia cristiana, Venezia
1949, riportato da L. Incisa di Camerana, Il Grande esodo. Storia delle migrazioni italiane
nel mondo, Corbaccio, Milano 2003, p.299.

