Page 415 - Atti 2012 - L'Italia 1945-1955. La Ricostruzione del Paese e le Forze Armate
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che in passato” . La spedizione Borsari è l’esempio di un’iniziativa privata, attua-
ta grazie ad una serie di accordi bilaterali, ma rappresenta anche un vano tentativo
di riportare in vita il collegamento del colonialismo all’emigrazione in America
Latina, un’idea che alla fine del XIX secolo aveva influenzato molte scelte delle
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politiche migratorie del Regno d’italia . In un disegno, quello di usare l’emigra-
zione come mezzo di penetrazione coloniale, che si è rivelato fallimentare.
Perón e la scelta degli emigrati italiani
Già dai primi anni Cinquanta, l’emigrazione verso i Paesi dell’America Latina
subì un notevole arresto, con la significativa eccezione del Venezuela, a causa
delle gravi crisi politiche, economiche e finanziarie che attraversarono la regione
per tutto il secondo dopoguerra. I flussi dall’Italia sulle rive del Plata aumentarono
negli anni immediatamente successivi alla fine del conflitto ma già dal 1948 “l’e-
migrazione in Argentina diminuì in termini assoluti e relativi. A causa di questo
brusco crollo gli italiani che approdarono nel paese sudamericano furono il 12%
del totale dei partiti e l’Argentina scese al terzo posto, dopo Svizzera e Francia, tra
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le destinazioni privilegiate” . Gli emigrati che cercavano fortuna all’estero erano
molto diversi dai loro precursori di qualche decennio prima, la scolarizzazione
primaria e secondaria era molto più forte, la propaganda fascista aveva creato una
coscienza nazionale attraverso i mezzi di comunicazione e la modernizzazione
dei costumi aveva fatto dei notevoli progressi quasi ovunque nella penisola. Gli
emigrati italiani pronti a lasciare la patria nell’immediato dopoguerra rappresen-
tavano i migliori candidati possibili per il paese sudamericano, che era alla ricerca
di forza lavoro nel settore agricolo. ma soprattutto la politica argentina in tema
di emigrazione era decisa a classificare e scegliere gli emigrati europei in base a
distinzioni “etniche, ideologiche, morali, professionali, economiche, intellettuali
e fisiche. In pratica il regime instaurato nel 1946 desiderava immigrati mediter-
ranei, cattolici, di sicura affiliazione anticomunista e che quanto all’occupazione
fossero o agricoltori o tecnici” . Gli emigrati italiani rappresentavano la miglior
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opzione possibile per il governo argentino e le necessità dei rispettivi paesi con-
vergevano su molti punti. La necessità della neonata Repubblica Italiana di fa-
vorire l’emigrazione per ovviare alle carenze del mercato del lavoro e la volontà
argentina di attrarre emigrati italiani, giudicati come il gruppo etnico preferito
6 L. Incisa di Camerana, Il Grande esodo. Storia delle migrazioni italiane nel mondo, cit.,
p.300.
7 cfr. A. Franceschini, L’emigrazione italiana nell’America del Sud. Studi sulla espansione
coloniale transatlantica, Roma1908, Forzani e A. Brunialti, Le Colonie degli italiani,
Torino 1897, Unione Tipografico Editrice.
8 F.J. Devoto, Storia degli italiani in Argentina. Donzelli, Roma 2007, p. 396.
9 ivi, p. 406

