Page 278 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo I
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           La terza dimensione della guerra di trincea.

           L’esperienza dell’aviazione italiana sul fronte dell’Isonzo (1915 – 1917)


           Basilio DI MARTInO





           Le premesse del 1914
                 ell’agosto 1914 l’aeroplano era entrato nell’inventario dei principali eserciti eu-
           N ropei da pochi anni e le idee in merito al suo impiego erano ancora in gestazio-
           ne, nonché fortemente condizionate dalla generale aspettativa di un conflitto di bre-
           ve durata. L’utilizzo che ne avevano fatto gli italiani in Libia ne aveva evidenziato le
           potenzialità, additando quali direttrici di sviluppo la ricognizione, l’osservazione del
           tiro, il bombardamento, in un elenco nel quale, ad eccezione del combattimento aereo,
           figuravano già tutte le sue possibili modalità di impiego. Anche l’ipotesi di dover fron-
           teggiare l’avversario nella terza dimensione non tardò tuttavia ad essere presa in seria
           considerazione. All’inizio del 1914 l’Ispettorato dei Trasporti dell’esercito tedesco, a cui
           all’epoca erano affidate le competenze in materia di aviazione, incluse il combattimento
           tra i ruoli che potevano essere svolti dall’aeroplano, e nello stesso periodo il maggiore
           Wilhelm Siegert, in un memorandum indirizzato allo Stato Maggiore Generale, affermò
           che non sarebbe stato possibile operare in un conflitto europeo con macchine disarmate.
           Ogni missione di ricognizione avrebbe comportato infatti la quasi certezza di incontrare
           velivoli avversari ed in questo scenario la parte in grado di precludere all’altra le vie del
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           cielo si sarebbe assicurata un vantaggio forse decisivo .
              Non è difficile vedere in questa impostazione le premesse di un futuro non molto lon-
           tano ed è certo significativo che una tale riflessione sia maturata in un ambiente, quello
           dello Stato Maggiore Generale tedesco, molto attento all’evoluzione della tecnologia.
           La Germania aveva affrontato il problema aeronautico fin dal 1909, per volontà dello
           stesso capo di stato maggiore, Helmut von Moltke, ed alla vigilia del conflitto era con
           la Francia all’avanguardia in questo campo, non tanto per gli oltre 250 velivoli pronti
           all’impiego, quanto per aver sviluppato un’organizzazione operativa ed una struttura
           di supporto, avviando anche un serio tentativo di elaborazione concettuale. In generale
           però l’inquadramento dottrinale delle componenti aeronautiche dei diversi eserciti era
           ancora di là da venire, e i regolamenti dell’epoca si limitavano di massima a prospettarne
           un impiego finalizzato alla ricognizione, ad integrazione dell’attività della cavalleria.
              Questa era la situazione anche in Italia dove le Norme per il servizio di guerra, dira-
           mate con regio decreto il 25 ottobre 1914 ed intese a fornire ai quadri del Regio Esercito
           delle linee guida nel caso di una sempre più probabile discesa in campo, prevedevano
           soltanto l’azione esplorante, lasciando intendere come l’intera materia fosse ancora og-
           getto di studio:


           1  Corum J.S., The Luftwaffe. Creating the operational air war, University Press of Kansas, 1997, pp. 22-23.
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