Page 281 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo I
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situazione di stallo fosse solo temporanea, e che il futuro avrebbe visto il ritorno della
guerra di movimento, si rifletteva nella richiesta di materiali facilmente smontabili per
il trasporto su autocarro e altrettanto rapidamente assemblabili una volta raggiunta le
località di rischieramento. In merito alla scelta tra monoposto e biposto non veniva presa
una posizione netta, pur formulando al riguardo alcune considerazioni che dimostrano
come il ruolo dell’osservatore avesse ormai una sua precisa connotazione, tale da farne
ritenere il carico di lavoro incompatibile con il pilotaggio: “Il tipo monoposto è certa-
mente più leggero, maneggevole, atterra e riparte in minor spazio, può essere dotato
di maggiore velocità di ascesa e di maggior raggio d’azione. Ma le funzioni di pilota e
di osservatore sono accentrate in una sola persona. Potrà questa in ogni circostanza
bastare a tali molteplici esigenze? O non è meglio sacrificare alquanto delle qualità di
leggerezza, di celerità, di limitato spazio d’atterraggio per assicurare nel miglior modo
la funzione più importante: l’osservazione e la trasmissione od eventuale ricevimento
delle segnalazioni?”
Le comunicazioni tra i campi di volo e i reparti d’artiglieria erano affidate al telefono,
a dispositivi di segnalazione a lampo di luce o a staffette, mentre per il collegamento
bordo-terra, in assenza della radiotelegrafia, si suggeriva il lancio di messaggi per le co-
municazioni più articolate e negli altri casi il ricorso a segnalazioni semplici e brevi, da
farsi utilizzando mezzi ottici “leggeri, poco ingombranti e di maneggio facile e sicuro”.
Tutto questo sarebbe però stato inutile se lo scopo delle missioni non fosse stato chiara-
mente definito, e se non si fosse data la dovuta importanza al problema dell’affiatamento
tra aviatori ed artiglieri: “...la necessità di una minuta analisi dei vari obiettivi, della
loro formazione; il doverne stabilire ben chiaramente la posizione rispetto a punti sin-
golari del terreno; l’osservazione dei risultati del tiro, sia esso inteso complessivamente
sia singolarmente per ogni colpo, il rilevarne eventualmente gli effetti conferisce alla
ricognizione aerea d’artiglieria un carattere alquanto speciale che richiede pertanto
uno speciale addestramento. Questo addestramento non si ottiene che con continuato
esercizio in unione ad unità di artiglieria sia nelle manovre sia, e più, durante i tiri. Col
continuo esercizio non soltanto si perfeziona il modo d’impiego del mezzo aereo ma
si vengono a creare fra questo e la batteria stretti legami e si ingenera negli artiglieri
sempre maggior fiducia nell’efficacia di tale mezzo”.
Su queste basi veniva proposto di costituire una squadriglia d’artiglieria per ogni ar-
mata, articolata in due o tre sezioni di tre velivoli, dei quali uno di riserva, con l’intendi-
mento di arrivare in breve ad averne una per ogni corpo d’armata. La memoria, che non
nascondeva le difficoltà derivanti dall’indisponibilità di personale e di mezzi, con speci-
fico riferimento da un lato alla carenza di osservatori addestrati, dall’altro alla mancanza
di macchine idonee, terminava proponendo di creare inizialmente una squadriglia speri-
mentale sull’aeroporto romano di Centocelle, dalla quale, consolidate struttura e procedu-
re, avrebbero avuto origine le altre,“nel numero che le circostanze potranno consigliare”.
Nel frattempo, quale misura provvisoria, veniva raccomandato di affidare l’osservazione
del tiro alle squadriglie già esistenti, utilizzando allo scopo procedure semplificate.
Il documento, che individuava con chiarezza i termini del problema, provocò una
reazione immediata. Il 6 dicembre 1914 il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, tenen-
te generale Luigi Cadorna, con il foglio n.1918 di protocollo chiese al Ministro della

