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286 XXXIX Congresso della CommIssIone InternazIonale dI storIa mIlItare • CIHm
insormontabili problemi di efficienza del motore Le Rhone da 80 cv. I 42 esemplari
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prodotti equipaggiarono pertanto solo la 2 e la 3 Squadriglia d’Artiglieria, costituita in
settembre, venendo ritirati dal servizio di prima linea in novembre. Le due squadriglie
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furono riequipaggiate con il più affidabile Caudron G.3, già in dotazione alla 1 e poi
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anche alle squadriglie 4 e 5 , giunte in zona di guerra in ottobre.
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Il Gruppo Squadriglie di Aviatori per l’Artiglieria affrontò la Terza Battaglia dell’I-
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sonzo strutturato su cinque squadriglie, delle quali due, 1 e 5 , su Caudron, assegnate
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alla 2 Armata, e tre, 2 e 3 su Parasol, 4 su Caudron, alla 3 Armata, a disposizione
rispettivamente dei corpi d’armata XIV, X e VII schierati in successione da Lucinico al
mare. Le direttive della 2 Armata prevedevano l’intervento dell’aeroplano d’artiglieria
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per accertare l’efficacia del tiro contro obiettivi non visibili dagli osservatori a terra o
dai palloni aerostatici, per individuarne di nuovi, in particolare batterie non ancora loca-
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lizzate, e per regolare il tiro. Non diverse nella sostanza le disposizioni della 3 Armata,
nelle quali però veniva sottolineata la differenza di ruolo tra le squadriglie d’artiglieria
e quelle cosiddette d’armata. Alle prime, durante la fase preparatoria era richiesta l’ese-
cuzione di “fotografie e schizzi metodici di trinceramenti, appostamenti per artiglierie,
ripari per le riserve” a occidente di una linea ideale che da Gorizia per Merna, Lokvica,
Oppacchiasella, Selo, Ceroglie arrivava a Sistiana. I dati così raccolti dovevano essere
riportati su carte al 25.000 da distribuire ai comandi d’artiglieria per facilitare la desi-
gnazione degli obiettivi e ai comandi delle unità di fanteria perché prendessero cono-
scenza delle caratteristiche delle posizioni antistanti. Nel corso dell’azione, oltre a os-
servare l’andamento generale del tiro, le squadriglie d’artiglieria dovevano rilevare “alle
vampe” le batterie attive, per permettere di controbatterle con immediatezza. Le squa-
driglie d’armata dovevano invece eseguire ricognizioni fotografiche e a vista sulle linee
di comunicazione e sui centri di raccolta oltre la linea Gorizia-Sistiana, bombardare nel
caso questi stessi obiettivi e contrastare l’intervento dei velivoli e dei drachen avversari.
Malgrado questi intendimenti durante la preparazione dell’offensiva le richieste dei
comandi furono mirate soprattutto alla ricognizione. L’ausilio dell’osservazione aerea
per l’esecuzione dei tiri di inquadramento fu poco richiesto anche perché pochi furono
i tiri di inquadramento, sia per il timore di svelare anticipatamente la posizione delle
batterie, sia per economizzare le munizioni. Iniziata l’offensiva il 18 ottobre, con l’ec-
cezione del VII Corpo d’Armata, ed in qualche misura del X, i velivoli delle squadriglie
d’artiglieria furono in prevalenza utilizzati per ricognizioni a breve raggio, o per control-
lare l’andamento generale del tiro. Venne inoltre a mancare il collegamento con i gruppi
e le batterie, ai quali i risultati dell’attività degli osservatori non arrivarono con la dovuta
tempestività o non arrivarono affatto, a tutto svantaggio della possibilità di battere gli
obiettivi di opportunità individuati in volo e soprattutto dell’azione di controbatteria.
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5 Di questa situazione erano consapevoli anche i comandi più elevati, come risulta dalle parole di elogio fatte
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pervenire dal comandante della 2 Armata, tenente generale Frugoni, al comandante del Gruppo di Aviazione
per Artiglieria, così ridenominato dal 5 novembre, accompagnandole con l’auspicio di arrivare quanto prima
ad avere “il più completo e diretto accordo fra gli osservatori aerei ed i comandanti di artiglieria”. Solo in
questo modo infatti sarebbe stato possibile sfruttare l’osservazione aerea “al diretto servizio dell’artiglieria...
anziché doversi limitare a servizi generici come quelli per lo più fin qui dovuti disimpegnare” (Comando 2 a
Armata, n.10697 del 13 novembre 1915).

