Page 287 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo I
P. 287
287
ActA
Infine, alle difficoltà dovute alle errate concezioni d’impiego, alle carenze nei colle-
gamenti, alla mancanza di personale qualificato, si aggiunse l’ostacolo di condizioni
atmosferiche spesso proibitive.
Queste esperienze portarono a ricercare una maggiore unità di indirizzo nell’esecu-
zione del servizio e a perfezionare i collegamenti tra i suoi vari segmenti, favorendo un
maggiore decentramento nell’impiego delle squadriglie e il contatto diretto con i reparti
a supporto dei quali dovevano operare. Fu riconosciuta in particolare l’opportunità di
dare un carattere più stabile all’assegnazione delle squadriglie ai corpi d’armata, evitan-
do per quanto possibile trasferimenti e cambi di dipendenza al duplice scopo di favorire
l’instaurarsi di un rapporto di fiducia reciproca e di permettere agli equipaggi di agire in
uno scenario ben conosciuto. Per quanto riguarda i mezzi tecnici, la radiotelegrafia si
affermò come mezzo di comunicazione bordo-terra primario, grazie anche alla crescente
disponibilità di apparati, e alle macchine fotografiche di tipo prospettico si affiancarono
sempre più numerose quelle planimetriche, in installazione ventrale.
Le battaglie di materiale del 1916
Il 5 marzo 1916 l’Ufficio Servizi Aeronautici del Comando Supremo provvide a di-
sciplinare l’impiego del mezzo aereo in campo tattico con la direttiva Servizio di Ri-
cognizione ed Osservazione Aerea nei Corpi d’Armata che riordinava e integrava il
complesso delle disposizioni emanate fino ad allora. Dopo aver sottolineato ancora una
volta l’importanza di un pieno e totale accordo tra gli aviatori e chi deve impiegarli, ed
aver raccomandato di evitare un inutile logorio dei velivoli, “assai delicati e di difficile
ricambio”, il documento insiste sul fatto che le ricognizioni delle squadriglie asse-
gnate ai corpi d’armata non devono essere un duplicato di quelle delle squadriglie alle
dirette dipendenze delle armate ma distinguersene in termini di profondità ed ampiezza,
in linea con le peculiari esigenze della guerra di posizione che con “la stabilità della
fronte, l’assenza di grandi movimenti, il grande sviluppo dei mezzi di difesa e d’arti-
glieria” richiede “ricognizioni di portata limitata ma persistenti e molto minuziose”.
Da ciò la necessità che l’osservatore abbia una profonda conoscenza del settore della
sua squadriglia, nonché la grande importanza della fotografia aerea, “planimetria fe-
delissima delle posizioni nemiche”. L’esplorazione aerea deve rilevare con precisione
l’andamento delle linee di difesa, valutare dall’entità dei lavori in corso quali settori
l’avversario intenda rafforzarsi, in chiave sia offensiva sia difensiva, determinare dallo
sviluppo dei camminamenti, dalla collocazione dei ricoveri, dall’esistenza di lavori di
approccio, l’eventuale imminenza di un attacco, individuare centri di fuoco, passaggi
obbligati, luoghi di sosta e radunata defilati alla vista. I dati raccolti in volo devono es-
sere dall’osservatore riferiti ad una carta al 25.000 quadrettata, riportandoli su un lucido
sovrapponibile da inviare ai comandi interessati, a integrazione degli schizzi lanciati
sui posti di collegamento nelle situazioni di particolare urgenza. Nelle comunicazioni
gli obiettivi vanno indicati con riferimento alla stessa carta quadrettata, identificandoli
con il numero del quadretto e al suo interno con il quadrante e le coordinate cartesiane
espresse in millimetri rispetto all’angolo sud-ovest di questo. L’osservazione del tiro, da
utilizzarsi soprattutto a vantaggio di batterie di medio e grosso calibro, può essere fatta

