Page 290 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo I
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290 XXXIX Congresso della CommIssIone InternazIonale dI storIa mIlItare • CIHm
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te ceduta dal VI Gruppo. Le modalità della loro azione, fortemente avversata dalle con-
dizioni atmosferiche, furono quelle ormai consuete: nel periodo di preparazione e nelle
pause tra l’una e l’altra ripresa offensiva fu riconosciuto lo schieramento avversario, con
largo uso dei rilievi fotografici, e venne curato l’inquadramento del tiro, privilegiando
quali possibili obiettivi le posizioni dell’artiglieria e i centri di vita e di movimento,
durante la battaglia fu invece regolato il tiro sui bersagli designati e venne assicurata
con continuità la sorveglianza sui settori assegnati. Per sostenere l’azione di controbat-
teria fu impiantata una struttura di collegamento specifica, con stazioni radiotelegrafiche
dedicate, mutuando una soluzione in uso sul fronte occidentale, e fu perfezionata la
disciplina delle trasmissioni, assegnando ai velivoli operanti su uno stesso settore diver-
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se finestre temporali di trasmissione e alle squadriglie frequenze differenti. I velivoli
impegnati in questi compiti non ebbero a soffrire perdite da parte della caccia avversaria,
grazie anche alla protezione assicurata dai cacciatori italiani, e subirono qualche danno
solo a opera dell’artiglieria contraerea.
Sul finire del 1916 fu affidato all’aeroplano d’artiglieria anche il compito di ricono-
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scere la linea raggiunta dalla fanteria. La circolare n.9114 diramata dal comando della 3
Armata il 27 dicembre recitava in proposito: “L’aeroplano incaricato della ricognizio-
ne percorre le posizioni di 1 linea sulla fronte del proprio corpo d’armata; indi lancia
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alcune fumate per farsi riconoscere dalla propria fanteria. Tali fumate saranno ad uno,
due, tre scoppi, secondochè l’aeroplano appartenga al corpo d’armata di sinistra, del
centro o di destra. I reparti posano allora per terra gli usuali dischi bianchi usati per
segnalare all’artiglieria la propria occupazione, disponendoli in numero rilevante a
gruppi di quattro o cinque a contatto col bianco verso il cielo...”. L’osservatore poteva
così rilevare l’andamento della linea e riportarlo su uno schizzo di cui, dopo aver avver-
tito con un’altra fumata la fanteria di ritirare i segnali, lanciava una copia sul comando
di corpo d’armata. L’impiego del mezzo aereo per il collegamento con la fanteria era
un’altra innovazione già sperimentata sul fronte occidentale, dove era stato adottato su
vasta scala nell’estate del 1916. Nel frattempo era ormai diventato necessario procedere
alla sostituzione con materiale più moderno dei Caudron G.3 e dei Farman. Il progetto
poté però essere attuato solo in parte e ciò soprattutto per le difficoltà incontrate nello
sviluppo delle nuove soluzioni. La prima di queste fu il Savoia-Pomilio S.P.2, un biposto
che rifletteva nella configurazione la tendenza dei progettisti italiani a ricalcare soluzioni
collaudate e il perdurante orientamento a distinguere anche nella formula costruttiva i
modelli da ricognizione dai tipi impiegati dall’avversario, privilegiando l’architettura a
trave di coda rispetto a quella a fusoliera. Distribuito in via sperimentale ad alcune squa-
driglie sul finire dell’estate, il velivolo, nonostante le discrete prestazioni, risultò tanto
carente in termini di qualità di volo da imporre una profonda revisione del progetto che
portò alla versione alleggerita S.P.3., comunque inferiore alle aspettative.
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6 L’11 agosto il Comando Supremo estese il settore della 2 Armata fino al corso del Vippacco, trasferendole
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i corpi d’armata VI ed VIII. Con ciò la 41 Squadriglia, a disposizione del VI Corpo d’Armata, il 16 agosto
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passò al VI Gruppo, affiancandosi alla 45 ed alla 47 .
7 Tra il settembre ed il dicembre del 1916 le squadriglie del V Gruppo eseguirono 296 sortite per ricognizione
e 57 per osservazione del tiro, quelle del VI rispettivamente 208 e 23. Il 14 novembre il VI Gruppo perse la
47 Squadriglia, destinata a raggiungere in Macedonia la 35 Divisione.
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