Page 289 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo I
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             La crisi determinata dalla Strafexpedition, con il trasferimento di una consistente
          aliquota di forze verso il Trentino, dimezzò la consistenza dei mezzi aerei sul medio e
          basso Isonzo ed il V Gruppo rimase con due sole squadriglie fino all’ultima decade di
          luglio, quando, nell’imminenza dell’offensiva, il rientro delle altre due permise di rico-
          stituirne la compagine. A disposizione dei quattro corpi d’armata di prima schiera della
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          3  Armata, distribuiti su un fronte di 25 chilometri  dal  Sabotino al mare, operarono così
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          le squadriglie 41 e 43  nel settore del VI Corpo d’Armata, da Zagora al S.Michele, la
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          42  in quello dell’XI, tra il parallelo di Savogna e quello di Doberdò, la 44  in quello del
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          VII, dal parallelo di Devetaki al mare, con la possibilità di intervenire anche a favore del
          contiguo XIII Corpo d’Armata.
             Nell’imminenza dell’offensiva il concorso dell’osservazione aerea era di vitale im-
          portanza per inquadrare i bersagli da battere azione durante sulla base di dati di tiro pre-
          determinati. L’impegno richiesto alle squadriglie fu tale che ognuna dovette mantenere
          in volo fino a tre velivoli, uno per sorveglianza e ricognizione e due per l’osservazione
          del tiro. D’altra parte era proprio nella fase di preparazione che si poteva effettuare
          l’inquadramento dei bersagli: una volta iniziata l’offensiva regolare il tiro su uno speci-
          fico obiettivo non sarebbe stato infatti possibile per il gran numero di bocche da fuoco
          simultaneamente in azione. Ancora più significativa fu l’attività svolta per rilevare la
          sistemazione difensiva avversaria, avvalendosi della fotografia per precisare non solo il
          tracciato delle trincee ma anche la posizione dei ricoveri e dei camminamenti di collega-
          mento. Allo stesso modo vennero anche localizzate molte batterie, ponendo in relazione
          i lavori campali evidenziati dalle fotografie con le vampe dei colpi in partenza osservate
          in volo.
             Nel corso della battaglia le squadriglie assicurarono dal cielo una costante vigilanza,
          soprattutto nei momenti in cui era più violenta l’azione dell’artiglieria, segnalando per
          mezzo della radiotelegrafia i movimenti in corrispondenza dei punti di passaggio, con
          particolare attenzione per i ponti  sull’Isonzo, e richiamandovi l’attenzione delle batterie
          il cui tiro di efficacia, basato su dati  precalcolati, valse a isolare il campo di battaglia.
          L’apporto del mezzo aereo si rivelò prezioso   anche quando le forze austro-ungariche
          ruppero il contatto nella notte del 9 agosto, ritirandosi su posizioni predisposte sul mar-
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          gine orientale del Vallone di Doberdò. L’intervento delle squadriglie 42  e 43  permise
          di delineare con chiarezza l’entità del ripiegamento già nelle prime ore del 10 e di avere
          dati precisi sul nuovo schieramento assunto dalle batterie avversarie. Sul fronte della 2
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          Armata le squadriglie del VI Gruppo operarono di prevalenza nel settore del II Corpo
          d’Armata, coprendo con continuità la zona Kuk-Vodice e le vie di comunicazione a
          est di questa dorsale per segnalare via radio lo scostamento delle rose di tiro rispetto ai
          bersagli da battere.
             Nell’estate del 1916 si era raggiunto un buon livello di integrazione tra l’artiglieria e
          il mezzo aereo al suo servizio, cosa che trovò conferma nelle tre “spallate” autunnali, tra
          settembre e dicembre. Dal momento che lo sforzo principale fu costantemente esercitato
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          nel settore della 3 Armata furono chiamati ad agire soprattutto i velivoli del V Gruppo,
          comprendente ora le squadriglie 42 , 43  e 44 , e della 47  Squadriglia, temporaneamen-
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