Page 284 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo I
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284 XXXIX Congresso della CommIssIone InternazIonale dI storIa mIlItare • CIHm
doveva essere interrotta per noie al motore, e a tutto ciò si aggiungevano le note diffi-
coltà nelle comunicazioni.
Nel prendere atto di questo stato di cose, la direttiva Impiego degli aeroplani per la
ricerca dei bersagli per l’artiglieria e per l’osservazione del tiro emanata dall’Ufficio
Servizi Aeronautici del Comando Supremo il 6 luglio 1915 esordiva con queste parole:
“L’importanza dei risultati che si possono ottenere dal concorso degli aeroplani nella
ricerca dei bersagli per l’artiglieria e nell’osservazione del tiro è ovvia; l’impiego de-
gli aeroplani in tal senso presenta tuttavia notevoli difficoltà, come hanno dimostrato i
tentativi fatti finora, e ciò è dovuto oltre che alla novità del sistema, al fatto che i mezzi
a disposizione non sono ancora rispondenti allo scopo ed alla difficoltà di ottenere il
necessario accordo fra gli organi che devono concorrere a tale impiego”. Nell’invitare
i comandi a non vanificare gli sforzi degli aviatori e ad aver fiducia nel loro operato, il
documento sottolineava che, mentre era relativamente agevole per l’osservatore seguire
l’andamento del tiro, non altrettanto facile era comunicarne gli esiti, operazione che per
riuscire richiedeva non solo una grande attenzione nell’uso dei mezzi a disposizione ma
anche un notevole affiatamento con il personale dei posti di collegamento a terra. Le
procedure in vigore permettevano lo scambio di pochi e semplici messaggi codificati
che, se potevano essere sufficienti per la designazione dell’obiettivo, lo erano molto
meno quando si trattava di segnalare le correzioni da apportare ai parametri di tiro. Per
superare queste limitazioni la direttiva, richiamandosi alle procedure già in uso, preve-
deva che tutte le osservazioni fossero riportate su una carta quadrettata in scala 1:25.000,
indicando con uno schizzo sommario la natura e la posizione del bersaglio ed eviden-
ziando i punti di caduta dei colpi. Queste informazioni dovevano essere lanciate alla bat-
teria o comunicate subito dopo l’atterraggio al comando d’artiglieria di corpo d’armata,
con il quale il campo d’aviazione doveva avere un collegamento telefonico diretto. Era
una procedura complessa, resa spesso di difficile attuazione da fattori quali la visibilità,
le condizioni atmosferiche, l’efficienza dei mezzi. Realisticamente la direttiva avvertiva
quindi che sarebbero servite più sortite per effettuare la ricerca del bersaglio, la sua desi-
gnazione e l’osservazione del tiro. Nello stabilire infine che le squadriglie a disposizione
di un’armata fossero assegnate per l’impiego a quelli tra i corpi d’armata dipendenti
potevano farne il miglior uso, ne raccomandava l’intervento soprattutto in ausilio alle
batterie di medio e grosso calibro, con il compito sia di procedere all’aggiustamento del
tiro, rilevando la posizione dei singoli punti di caduta rispetto al bersaglio, sia di seguire
l’andamento generale del cosiddetto tiro di efficacia, valutando in entrambi i casi “l’en-
tità delle deviazioni sia trasversalmente sia nel senso del tiro”.
E’ sulla base di queste indicazioni che le due squadriglie d’artiglieria entrano in linea,
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venendo poste rispettivamente al servizio della 2 e della 3 Armata con le quali pren-
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dono parte alla Seconda Battaglia dell’Isonzo (18 luglio-3 agosto). Gli ordini emanati
dal Comando Supremo e dai comandi d’armata prevedevano non solo il loro intervento
ma anche quello delle squadriglie del III Gruppo, 5 e 6 Nieuport e 10 Farman. Nel
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settore della 3 Armata le due squadriglie Nieuport erano a disposizione del VII Corpo
d’Armata, la 10 Farman del X e la 2 d’artiglieria dell’XI, coprendo così il fronte tra la
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costa e Gorizia. I risultati furono modesti, malgrado il prodigarsi del personale e la di-
sponibilità di mezzi di comunicazione perfezionati, quali i petardi a fumata multipla e le

