Page 280 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo I
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280 XXXIX Congresso della CommIssIone InternazIonale dI storIa mIlItare • CIHm
periodo da ambo le parti si ebbero i primi tentativi di utilizzare la radiotelegrafia nei col-
legamenti bordo-terra in sostituzione dei metodi basati sui razzi, sulle fumate colorate
e sulle evoluzioni del velivolo. Alla fine del 1914 l’impiego della radiotelegrafia per il
servizio d’artiglieria poteva ormai dirsi generalizzato, almeno sul fronte occidentale. In
considerazione della specificità dell’impiego e dell’esigenza di assicurare con un adde-
stramento dedicato il massimo affiatamento con i reparti d’artiglieria, era altresì condivi-
sa la necessità di squadriglie specializzate in questo ruolo, mentre, per quanto riguarda la
fotografia aerea, il suo sviluppo andava di pari passo con l’evoluzione dell’organizzazio-
ne difensiva, sempre più articolata e complessa. L’attacco sferrato il 10 marzo 1915 nel
a
settore di Neuve Chapelle dalla 1 Armata britannica fu eseguito a fronte di un piano ba-
sato sui rilievi topografici ricavati da fotografie aeree. Solo due mesi dopo, in occasione
delle offensive di maggio nell’Artois, i franco-britannici utilizzarono l’aeroplano anche
per avere tempestive e precise informazioni sui progressi della fanteria, a cui fu richiesto
di spiegare strisce di tela sulle posizioni via via raggiunte per permettere agli osservatori
di identificarle sul terreno. L’esperimento non riuscì sia perché l’avanzata non ebbe la
progressione sperata sia perché nella concitazione del combattimento i teli non venne-
ro utilizzati, tuttavia questo tentativo non sarebbe rimasto isolato e nell’intervento del
velivolo da osservazione si sarebbe continuato a cercare una soluzione al problema del
collegamento tra comandi e truppe nel corso dell’azione.
Il “servizio d’artiglieria” nell’aviazione italiana
Attraverso i rapporti degli addetti militari questi sviluppi erano seguiti dai vertici del
Regio Esercito con un’attenzione che smentisce o quanto meno ridimensiona le accuse di
conservatorismo ed immobilismo, e fu proprio sulla base di questi rapporti che il 17 no-
vembre 1914 l’Ispettorato Aeronautico, a capo del quale era allora il colonnello Maurizio
Mario Moris, indicò alla Direzione Generale di Artiglieria e Genio la necessità di proce-
dere senza indugio all’approntamento di squadriglie dedicate al servizio d’artiglieria: “Le
notizie finora pervenute circa le condizioni in cui si svolge la guerra attuale dimostrano
il largo sviluppo che ha avuto il sussidio dell’aeroplano nell’impiego dell’artiglieria sia
d’assedio come campale, per la necessità di giovarsi di tale osservatorio aereo sia nel
cercare il bersaglio e significarlo, sia nell’osservare e regolare il tiro. Informazioni atten-
dibili sia da parte tedesca come da quella francese assicurano che l’utilità di tale sussi-
dio si è dimostrata in tal modo da esprimere il desiderio di avere sul campo di battaglia
un aeroplano per ogni batteria. Si può ritenere come dato sicuro che in Francia si stanno
allestendo ben 600 aeroplani a questo scopo. Della questione questo Ispettorato si era
preoccupato fin dall’anno scorso favorendo l’impiego dell’aeroplano alla Scuola Centra-
le di Tiro di Nettuno e studiando le modalità per facilitarne l’impiego...”.
Alla lettera era allegata una “memoria relativa all’istruzione di squadriglie d’avia-
zione specialmente addette all’artiglieria” in cui venivano affrontati i diversi aspetti del
problema. Lo studio indicava la necessità di far sì che questi reparti fossero perma-
nentemente impiegati in questo ruolo, così da permetterne un addestramento dedicato
e garantirne l’intervento tempestivo, ed equipaggiati con velivoli in grado di atterrare
e decollare in spazi ristretti e di far quota rapidamente, con buone caratteristiche di
stabilità e visibilità e un’autonomia non inferiore alle due ore. La convinzione che la

