Page 283 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo I
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nel disegno strategico di Cadorna che, con l’affidare il compito principale alle armate
a
2 e 3 , schierate sul fronte dell’Isonzo, comportava l’assegnazione a queste due grandi
a
unità della maggior parte dei mezzi disponibili.
Già durante i primi movimenti oltre frontiera, e nel corso dell’azione che aprì la serie
delle battaglie dell’Isonzo (23 giugno-7 luglio), i comandi d’armata avevano chiesto
alle loro squadriglie non solo di individuare le posizioni dell’avversario, attaccando, ove
possibile, batterie e concentramenti di truppe, ma anche di guidare l’azione dell’arti-
glieria. Le disposizioni impartite il 3 giugno dal comando della 3 Armata (supplemento
a
all’Ordine di Operazioni n. 5) stabilivano che le squadriglie del I e del III Gruppo uti-
lizzassero in questo ruolo il maggior numero possibile di velivoli, compatibilmente con
le concomitanti esigenze di esplorazione e di offesa. La carenza di artiglierie di medio e
grosso calibro, che avrebbe afflitto ancora a lungo il Regio Esercito, era infatti resa più
grave dall’impossibilità di impiegare al meglio le poche disponibili sviluppando un’ef-
ficace azione di osservazione che consentisse di riconoscere gli elementi dell’organiz-
zazione difensiva dell’avversario e soprattutto di localizzare le batterie appostate oltre
il ciglione carsico, nella zona boscosa ad oriente di Gorizia e dietro la cortina di alture
S.Gabriele-M.Santo-Vodice-Kuk q.611 a nord della città. A questo problema si cercò
di dare soluzione chiedendo ai Blériot, ai Farman ed ai Nieuport delle squadriglie di
impiego generale di provvedere anche alla ricerca degli obiettivi ed alla regolazione del
tiro, con esiti peraltro insoddisfacenti. L’allestimento di reparti specializzati nel servizio
d’artiglieria era quindi una priorità assoluta, come Cadorna non mancò di far rilevare
al Ministro della Guerra, tenente generale Vittorio Italo Zuppelli: “Assoluta mancan-
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za di aeroplani per artiglieria, scarso numero osservatori tiro artiglieria, insufficiente
organizzazione tale servizio hanno palesemente dimostrato quanto io prevedevo, cioè
difficoltà rilevare batterie nemiche per controbatterle. Da ciò conseguenti perdite nel-
la fanteria e grande consumo di munizioni e di tempo, ciò che oggidì non si dovrebbe
lamentare se organizzazione servizio per artiglieria fosse stato oggetto di altrettanta
premura da parte Direzione Generale Servizi Aeronautici per quanta era la mia insi-
stenza nel reclamare solleciti provvedimenti. Urge con ogni energia sopperire attuali
deficienze. Attendo assicurazioni.”
Il ritardo dei programmi impostati durante i mesi della neutralità, ritardo di cui Ca-
dorna faceva carico al Direttore Generale d’Aeronautica nel solco di un dissidio ormai di
lunga data, non era l’unica causa di questi deludenti risultati. Una circolare del Comando
Supremo in data 24 giugno lamentava che troppo spesso“gli aviatori, dopo gli oppor-
tuni accordi coi comandanti dell’artiglieria eseguirono bensì le ricognizioni, segnala-
rono gli obiettivi e rimasero in volo per osservare i risultati del tiro, senza che venisse
raggiunto lo scopo perché le batterie non eseguirono poi il tiro o non tennero il dovuto
conto delle segnalazioni loro fatte dall’aereo”. Un tale scetticismo, destinato a durare
a lungo con evidenti conseguenze negative, era in parte giustificato dalle caratteristiche
dei materiali. Non solo non era possibile fare affidamento sulla tempestiva partenza del
velivolo, ma anche quando questo decollava la scarsa potenza motrice faceva sì che la
quota desiderata venisse raggiunta con lentezza esasperante, mentre spesso la missione
4 Ufficio del Capo di Stato Maggiore, n.329 del 10 giugno 1915, AUSSMA, Comando Aviazione per l’Artiglieria.

