Page 369 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo I
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Alle radici del concetto italiano di interforze: le esperienze
di cooperazione aerea in Libia ed in Etiopia
Federica SAInI FASAnOTTI
l concetto di operazioni interforze, così come lo conosciamo noi in epoca moderna
I (Jointness), ha nelle due vicende coloniali italiane un importante momento di spe-
rimentazione. Fu proprio durante le operazioni di controguerriglia condotte dal Regio
Esercito Italiano in Libia negli anni Venti, e poi in Etiopia negli Anni Trenta, che si
misero a punto alcuni concetti fondamentali dell’integrazione tra forza di terra e forza
aerea. In un primo momento l’Aeronautica, ancora strettamente dipendente dall’Eserci-
to, venne subordinata ad esso, ma successivamente, soprattutto dopo aver acquistato una
propria indipendenza formale nel 1923, venne sfruttata in combinazione con i reparti
a terra, attuando una reale integrazione interforze, nell’ottica di accrescere le capacità
operative del dispositivo militare.
Il primo utilizzo sistematico della forza aerea da parte del Regio Esercito Italiano,
se non prendiamo in considerazione la campagna d’Africa del 1887-1888, avvenne in
Libia durante la guerra italo-turca del 1911-1912: aerostati, dirigibili, ma soprattutto
aerei fecero la loro comparsa sui quei cieli africani. Durante la Prima Guerra Mondiale,
l’aviazione aveva poi mostrato di possedere grandi potenzialità non solo belliche, ma
anche per una eventuale cooperazione interforze: i vertici militari italiani, ben cono-
scendo l’esperienza straniera, compresero che essa avrebbe potuto essere utilizzata in
colonia con rilevanti benefici. E in effetti, è proprio di quegli anni la sperimentazione
del cosiddetto air control sviluppato dalla Royal Air Force (RAF), durante le operazioni
di empire policing del periodo tra le due guerre. La RAF era stata costituita come forza
armata indipendente il 1° aprile 1918, con l’obiettivo di disporre di uno strumento adatto
ad intervenire su territori avversari. Il suo Capo di Stato Maggiore, maresciallo dell’aria
Hugh Trenchard, alla ricerca di una missione in grado di fornire nuove argomentazioni
a favore dell’indipendenza della forza armata, approfittò di ciò che era accaduto in un
remoto angolo dell’impero, la Somalia Britannica, in cui un pugno di velivoli aveva
permesso di risolvere una situazione apparentemente senza via d’uscita. Mohammed bin
Abdullah Hassan, un capo tribale e religioso più conosciuto come il “Mullah Pazzo”,
aveva causato disordini in quel territorio per quasi trent’anni, nonostante i ripetuti ten-
tativi britannici ed italiani di stroncarne l’attività, ma nel gennaio del 1920 l’intervento
di 8 biposto DH.9 da ricognizione e bombardamento leggero aveva risolto in brevissimo
tempo la situazione.
Questa esperienza positiva venne riproposta per il controllo dell’Iraq, già provincia
dell’Impero Ottomano, dove nel 1920 più di 60.000 uomini dell’esercito britannico era-
no stati a lungo impegnati da forze arabe e curde molto meglio equipaggiate dei seguaci
del “Mullah Pazzo”. Il piano di Trenchard consisteva nel limitato utilizzo di alcuni

