Page 371 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo I
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          senti vennero quasi totalmente revisionati. In seguito al potenziamento dell’aviazione in
          Cirenaica, grazie alle continue pressioni di De Bono, si ottenne un miglioramento anche
          in Tripolitania, attraverso l’invio di nuovi velivoli Ca. 73, Ca. 73 bis, Ro. 1 e A. 300/4:
          alla vigilia delle operazioni del 29° parallelo, nel gennaio 1928, il Regio Esercito poteva
          contare su 33 velivoli, 18 dei quali in zona d’operazioni.
             Tirando le somme, possiamo affermare che l’aviazione sahariana aveva esplorato il
          terreno davanti alle colonne cammellate e motorizzate, guidandole contro un avversario
          sfuggente; aveva fornito la potenza di fuoco necessaria per colpire gli obiettivi più lon-
          tani e fissare sul posto i mobilissimi gruppi di mujahidin e i loro duar; aveva trasportato
          nelle località più avanzate uomini e rifornimenti, così da mantenere alto il ritmo delle
          operazioni. Il supporto logistico era stato concepito in modo da rispondere alle parti-
          colari condizioni ambientali del deserto, con gli specialisti, i rifornimenti e le parti di
          ricambio che muovevano al seguito delle colonne per attivare quando e dove necessario
          dei veri e propri “Forward Arming and Refuelling Point” (FARP).
             Sappiamo bene che il potere aereo in un contesto di controinsurrezione deve essere
          messo in relazione non soltanto all’uso della forza, ma anche al dominio dell’informa-
          zione. Ricognizione e sorveglianza vennero svolte sistematicamente durante le opera-
          zioni, dando ai comandi la possibilità di chiudere il ciclo “OODA” più velocemente
          dell’avversario e controbilanciando la sua conoscenza del terreno e l’appoggio che po-
          teva avere dalla popolazione: gli aerei si dimostrarono di importanza cruciale nella fase
          Observe, a supporto delle fasi Orient e Decide, e furono anche il mezzo più efficace
          utilizzato nella fase Act.
             Infatti essi, oltre ad essere il vettore che collegava le varie colonne mobili, erano gli
          “occhi” dei comandanti, ai quali assicuravano il necessario livello di situation aware-
          ness; inoltre, dato che l’uso della radio nelle comunicazioni terra-bordo-terra era an-
          cora limitato, almeno a livello tattico, si utilizzarono i messaggi lanciati dall’alto e i teli
          colorati da segnalazione disposti secondo un codice prestabilito. Il sistema funzionò
          piuttosto bene, anche nel guidare i movimenti delle autoblindo su un terreno per la mag-
          gior parte impraticabile.
             Per comprendere l’importanza dell’aviazione in questo tipo di campagne militari,
          possiamo fare riferimento al periodo di 4 mesi - tra il novembre 1929 e il marzo 1930 -
          quando con non più di 18 velivoli in zona d’operazioni, e altri 15 disponibili tra Tripoli
          e Sirte, vennero effettuate 439 sortite, per 1.190 ore di volo, sganciando 3.310 bombe,
          quasi tutte di piccolo calibro e del tipo antipersonale, e trasportando 144 passeggeri e 26
          tonnellate di materiali.
             L’esperienza della Regia Aeronautica in Libia tra il 1922 ed il 1932, va inserita all’in-
          terno di operazioni interforze che permisero di maturare un’importante esperienza in
          materia di aerocooperazione e di coordinamento aeroterrestre, anche se oggi possiamo
          affermare che di questo bagaglio fondamentale ben poco venne regolamentato in ter-
          mini dottrinali e di procedure per essere eventualmente trasferito a un contesto di tipo
          convenzionale.

             Detto ciò, l’Aeronautica militare venne nuovamente messa alla prova in Etiopia,
          dove diede il meglio di sé;  le operazioni di controguerriglia necessitarono, infatti, di un
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