Page 433 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo I
P. 433

433
          ActA
          trovò spazio allora sia la collocazione di supporto nell’area del X CAT, sia la messa a
          fuoco della questione di Malta. Investita dall’azione aerea delle forze di Kesselring,
          l’isola fu oggetto di un progetto di conquista elaborato tra il febbraio e il marzo 1941
          come operazione essenzialmente aerea e condotta da sole unità tedesche: una divisione
          paracadutisti (laVII) ed una aviotrasportata, le stesse che sarebbero poi state impiegate
                             15
          su Corinto e su Creta .
             A partire da questa fase, la questione della presa di Malta si pose all’attenzione del
          Comando Supremo e dell’Esercito e, sul finire del 1941, divenne oggetto di un intento
          condiviso con i comandi tedeschi di settore. Lo sviluppo italiano della specialità pa-
          racadutisti assunse una funzione più chiara e fu così posta al centro di una complessa
          pianificazione, interforze e interalleata.
             All’inizio del ‘42 era stato istituito un comitato italiano interforze  di studio, che
          definì il quadro delle unità destinate all’operazione e della “Forza navale speciale” che
          doveva condurne la fondamentale componente di sbarco. La divisione paracadutisti Fol-
          gore e la divisione aviotrasportabile La Spezia dovevano essere sottoposte a speciale
          addestramento. Per queste unità, come del resto per il quadro aereo complessivo dell’o-
          perazione,  risultava  da  subito  evidente  ed  urgentissimo  un indispensabile  contributo
          dell’alleato in termini di materiali, armamenti speciali e di esperienza.
             E’ in questa fase della pianificazione che si intreccia una fitta rete di consulenze e
          relazioni con esperti tedeschi (in particolare paracadutisti, ma anche della Marina per la
          scottante questione delle unità da sbarco) e giapponesi. La delegazione nipponica gui-
          data dall’ammiraglio Abe fu chiamata anzi a stilare un piano di invasione destinato ad
          essere posto a confronto e discusso con quelli sviluppati dalle singole armi e dallo Stato
          maggiore generale. 16
             Già l’8 e il 9 febbraio in una riunione di vertice tra Cavallero e Kesselring, prendeva
          corpo l’esigenza di affiancare ai paracadutisti italiani analoghe unità tedesche. Ciò supe-
          rando le perplessità e resistenze dell’OKW dopo la dura esperienza di Creta ed alla luce
          delle difficoltà ancora maggiori che l’azione su Malta, ormai munitissima e certamente
          preparata ad un  assalto dal cielo, presentava .
                                                  17
             Il piano sviluppato dal Comando supremo prevedeva  l’impiego iniziale di due di-
          visioni paracadutisti e due aviotrasportate. Dunque un ruolo di primissimo piano per
          l’aggiramento verticale, volto ad accelerare i tempi di un’azione che poteva contare
          solo su una stretta finestra temporale di superiorità navale negli sbarchi. Un aspetto che,
          in questa fase, accentuava le incertezze hitleriane, anche alla luce della costosa espe-
          rienza di Creta. Eppure, erano proprio i comandi locali tedeschi ad enfatizzare il ruolo
          potenziale dell’attacco dal cielo, ponendolo al centro della esecuzione eventuale di un
          “colpo di mano” in caso di evidente cedimento delle difese dell’isola sotto la pressione





          15   Cfr ibidem, pp. 64-65
          16   Cfr ibidem, pp. 103-107 e 115 ss.
          17   Cfr ibidem, p. 99
   428   429   430   431   432   433   434   435   436   437   438