Page 435 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo I
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          di mezzi speciali agli alleati man mano che la pianificazione assumeva forma.
              Già l’8 e il 9 febbraio1942, ad esempio,  in una riunione di vertice tra Cavallero,
          Kesselring e l’ammiraglio Riccardi, era evidente la necessità di ricevere dai tedeschi
          una ingente quantità di motozattere Siebelfahre, oltre ai motori per quelle di costruzione
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          italiana .  L’azione navale poteva così essere ipotizzata solo per la seconda metà di lu-
          glio allineandosi, non senza incognite, ai tempi previsti dalle scelte strategiche operate
          al convegno di Klessheim.
             La oscillante disponibilità di Hitler e dell’OKW non si nutriva solo delle incertezze
          italiane ma anche delle difficoltà di successo dello sbarco ed in particolare dell’aggira-
          mento verticale.
             Uno degli elementi critici dell’assetto difensivo maltese, con la fitta rete di fortifica-
          zioni interne che proteggevano quelle costiere, era la distribuzione “naturale” di muretti
          a secco  che, nati per uso agricolo,  erano stati incrementati in vista di possibili attacchi
          dei paracadutisti, La difficoltà di atterraggio, ed in particolare di approdo per gli alianti,
          come a Creta, era un elemento critico in azioni  che dovevano portare a rapidi successi
          per liberare il campo, almeno in parte, ai movimenti degli sbarchi dal mare. I tempi
          presunti del dominio aeronavale nell’area, contenuti in 48 ore, imponevano rapide ini-
          ziali azioni di rottura, anche particolarmente arrischiate ma necessarie ad accelerare i
          tempi dell’azione sul terreno nelle fasi in cui era possibile ipotizzarne alimentazione e
          copertura. Il lancio dei paracadutisti era pertanto inizialmente previsto di notte, con una
          assunzione molto alta di rischi.  L’operazione, complessa e articolata, imponeva pertan-
          to anche un decisivo sforzo anfibio capace di supplire all’incertezza del successo degli
          aviosbarchi
              Nella pianificazione finale gli aviolanci per la costruzione di una testa di sbarco nel
          sud dell’isola vennero infine  collocati alla luce del giorno, in 3 ondate seguite dagli
          sbarchi di alianti come azione di fiancheggiamento
             Le unità dovevano portare al seguito tutte le dotazioni ed i rifornimenti necessari per
          un tempo minimo (5 giornate). L’arduo compito era di soluzione tutta tedesca e preve-
          deva l’impiego di alianti armati e migliorati rispetto all’esperienza di Creta, e centinaia
          di aerei trasporto Gothas 242 nonché di alcuni Giganten da 24 tonnellate. Il comando del
          corpo d’armata d’aviosbarco era assegnato ad un veterano come  il generale Student .
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             Nel complesso di un’operazione integrata assai complessa, all’Italia competeva il
          comando ed il ruolo assolutamente principale nelle operazioni navali ed il comando del
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          corpo di spedizione a terra .
             Se dunque gli elementi di punta dell’aggiramento verticale rientravano nel controllo
          e nelle prerogative tedesche, l’operazione contro Malta avrebbe avuto, se realizzata, una
          significativa impronta italiana. Non fu comunque per questo che essa non si realizzò,
          anche se la relativa lentezza di preparazione e i limiti italiani in termini di autonoma


          22   Cfr M. Gabriele, Operazione.., op. cit , in particolare pp. 99 ss.
          23   Per il quadro tedesco dell’operazione cfr F. Schneider, Les Troupes Aéroportées Allemandes en 1939-1945.
             L’opération « Hercule » (Malte) et son abandon, in « Revue de Défense Nationale », 1952
          24   Uno stato maggiore misto per l’esigenza C3 era stato costituito il 12 aprile. Il comando dell’azione a terra
             sarebbe stato attribuito al generale Vecchiarelli.
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