Page 430 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo I
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430 XXXIX Congresso della CommIssIone InternazIonale dI storIa mIlItare • CIHm
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da costituire, delle quali, alla fine, si fece carico l’Esercito . Di qui, anche, l’assenza
di qualsiasi studio preliminare in merito al materiale tecnico necessario, primi tra tutti
naturalmente i paracadute, e di adeguati approfondimenti in tema di mezzi di trasporto
aereo.
Per parte sua l’Esercito, cui competevano formazione e addestramento dei reparti, si
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curò della specialità solo a guerra iniziata .
Nel 1940 la Scuola di Tarquinia divenne effettivamente l’ente preposto alla cre-
azione della specialità: addestramento, studio dei materiali necessari, formazione del
personale di volo adibito al lancio. Una collaborazione con l’alleato tedesco fu attivata
già alla fine del 1940, quando una Commissione del Reparto studi della Scuola si recò
in Germania per studiare ed acquisire il paracadute tedesco che, modificato a Tarquinia,
venne adottato dai reparti italiani a partire dal marzo 1941, mese in cui fu possibile
effettivamente brevettare il primo battaglione nazionale .
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Secondo i ritmi sussultori di una guerra che pretendeva ancora di svilupparsi “paral-
lela” a quella dell’alleato, i reparti furono interessati da progetti di impiego che esulava-
no largamente dal loro grado di preparazione. Nell’autunno del 1940, per diretta volontà
di Mussolini, si era avventuristicamente ipotizzata la presa di Corfù. Analogamente, nel
febbraio-marzo del 1941, lo SME fu chiamato a studiare il lancio di un reparto paracadu-
tisti sul canale di Corinto, in vista degli esiti dell’offensiva prevista sul fronte albanese.
L’esigenza 2P, secondo la denominazione in codice, mise subito alla prova dei fatti gli
esiti delle dinamiche interforze di lungo periodo. Lo studio dello SME poneva in evi-
denza la sostanziale assenza di mezzi aerei adatti al lancio di guerra. I pochi utilizzabili,
gli S. 82, erano destinati ad altri ed usuranti impieghi né la produzione nazionale offriva
prospettive realistiche e rapide di soluzione del problema . Una carenza che si rifletteva
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su aspetti sostanziali della fungibilità operativa dei reparti : l’addestramento avveniva
su vecchi Ca 133, lenti e poco capienti, e ciò rendeva inappropriata anche la formazione
dei direttori di lancio e degli osservatori, chiamati a misurarsi con velocità di approccio
all’obiettivo e di aviolancio lontane dalle condizioni di combattimento. Ne scaturiva, sin
da allora, la consapevolezza che l’impiego operativo della specialità sarebbe dipeso da
un sostanzioso e determinante contributo dell’alleato tedesco, almeno in termini di mez-
zi aerei. Il comando supremo tedesco aveva accolto le richieste dell’alleato ed a marzo
si ipotizzava il lancio di due battaglioni italiani grazie all’intervento di 30 JU 52 con
relativi equipaggi e personale tecnico. Se teniamo conto che il progetto prevedeva anche
il lancio di un piccolo reparto del battaglione di fanteria di Marina San Marco, apposita-
5 Cfr M. Di Giovanni, I paracadutisti …, op. cit., pp. 28-31. Anche la costituzione della Scuola di Castel Benito,
in Libia, era avvenuta senza la ratifica dell’Aeronautica, che aveva inteso scaricare le spese di impianto
sull’amministrazione coloniale
6 Del resto l’iniziativa balbiana, sul finire del 1939, aveva fatto emergere l’ipotesi di accorpare in Libia lo
sviluppo della specialità, evidentemente non ancora pienamente accolto in seno all’Esercito e con piena
soddisfazione dell’Aeronautica
7 Su questa fase di vita della Scuola, con tutte le sue difficoltà, è di grande interesse la relazione del Capo della
sezione addestramento, maggiore Giovanni Verando in MSBPF, Relazione Verando, dattiloscritto 1941
8 Sul complesso di questa vicenda rinvio a M. Di Giovanni, I paracadutisti …, op. cit., …, pp. 89-94 con la
documentazione dello SME da NAW, .. roll, 127

