Page 429 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo I
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          fase che vede tutte le maggiori potenze chiamate, di fronte alla complessità delle opera-
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          zioni che la nuova guerra imponeva, a sviluppare effettivamente capacità “joint” .
             Il caso della pianificazione dell’operazione di attacco a Malta, per quanto concerne
          le unità paracadutiste, rende inoltre evidente il tipo di rapporto istituitosi nella guerra di
          coalizione dell’Asse ed illumina ancora una volta la sostanziale dipendenza delle scelte
          italiane da quelle dell’alleato. In questo caso, alla disparità di obiettivi tra i due alleati
          si affiancava la dipendenza tecnologico -  operativa italiana nel rendere sostanzialmente
          impossibili autonome assunzioni d’iniziativa nel teatro di operazioni prescelto e decisi-
          vo per l’Italia
             Il caso italiano conferma in fondo il tessuto delle tensioni strategico-operative  da
          cui germina la formazione della nuova specialità, connotandolo con le contraddizioni
          ed incertezze strategiche e con i limiti di programmazione peculiari dell’Italia di fronte
          alla nuova guerra.
             Non è un caso che le prime unità paracadutiste venissero formate in Libia e per vo-
          lontà del Governatore Italo Balbo, ex ministro dell’Aeronautica e propugnatore, in con-
          testo africano, di una sia pur velleitaria pianificazione  offensiva della guerra futura. Ne
          sarebbe  scaturita una operazione di modesto respiro, da cui nacquero un paio di batta-
          glioni  (in realtà unità del peso complessivo di circa 200 uomini, destinati a dilatarsi solo
          a guerra incipiente) il cui sviluppo, dopo un pretenzioso esordio in esercitazione, nel
          1938, non sedimentò frutti ed esperienze utili, sul piano della collaborazione interforze,
          della dottrina di impiego, dello sviluppo dei materiali e dei mezzi di volo, per quanto
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          sarebbe stato realizzato successivamente in patria .
             In territorio metropolitano, lo Stato Maggiore dell’Esercito aveva previsto la creazio-
          ne di un battaglione paracadutisti nel 1936. La relativa indefinitezza di obiettivi (limitati
          ad azioni di guastatori dietro le linee) e mezzi di impiego ne avevano però congelato la
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          nascita sino allo scoppio della guerra . Solo dal 1939 l’Esercito avviò la effettiva costitu-
          zione della specialità che fu sostanzialmente slegata dalle esperienze condotte in Libia.
             Una faticosa gestazione che risentiva anche del peso di un generale conservatorismo
          di impostazione e di restrizioni di bilancio che minavano spinte innovative dalle pro-
          spettive incerte. La chiusura corporativa di ciascuna arma si palesava inoltre proprio
          di fronte al problema di alimentare esperienze che chiamassero in causa una effettiva
          collaborazione e pianificazione comune. L’arma aerea, cui spettava la costituzione e la
          gestione logistica ed organizzativa della Scuola paracadutisti,  rivelò un notevole disin-
          teresse per la specialità, relegandola ad una sede poco attrezzata, il piccolo aeroporto di
          Tarquinia, senza impegnarsi in spese di allestimento delle strutture di base per i reparti




          2    Interessanti considerazioni coeve erano mosse da una relazione del SIM diretta al Capo di stato maggiore
             generale  avente  per  oggetto  “Organizzazione,  addestramento  e  impiego  dei  paracadutisti  negli  eserciti
             tedesco, francese e sovietico” datata 6 giugno 1940, in NAW, Italian military records, roll. 130.
          3    Sul complesso di questa vicenda rinvio a M. Di Giovanni, I paracadutisti …, op. cit., pp. 31- 36
          4    Significativo  ma  privo  di  seguito  un  certo  interesse  dell’Aeronautica  per  l’impiego  tattico  della  nuova
             specialità, segnalato da una articolo del maggiore pilota Gianni Bordini, Sbarchi aerei in “Rivista aeronautica”,
             1937, n. 4, pp. 15-24
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