Page 431 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo I
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mente addestrato a Tarquinia, ed il concorso di forze navali, ci troviamo di fronte ad una
dinamica operativa complessa, che anticipava elementi di integrazione interforze e tra
alleati che avrebbero fortemente segnato la pianificazione dell’attacco a Malta.
L’esito della 2P, abbandonata anche per il mancato sfondamento italiano del fronte,
fu però diverso e in qualche modo rivelatore e certo fu alla base, un anno dopo, delle
perplessità tedesche sulla effettiva determinazione italiana a portare a fondo un’azione
ancora più impegnativa come quella su Malta. Il mancato sfondamento sul fronte alba-
nese e la prospettiva di un imminente diretto intervento tedesco fecero cadere le prospet-
tive italiane di concretizzare l’operazione. Furono così i tedeschi a carpirne il senso ed il
lustro, conducendo con successo la presa del canale di Corinto il 26 aprile.
In vista della grande azione aviotrasportata su Creta essi si sentirono di richiedere
all’Italia solo una collaborazione navale .
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L’unico aviolancio militare italiano si ebbe il 30 aprile sull’isola di Cefalonia, in un
contesto ormai pacificato con la resa greca. Il lancio confermò i limiti segnalati: per ca-
renza di trasporti fu possibile impiegare solo la metà degli uomini previsti (una settanti-
na); i soli tre S 82 disponibili si persero in volo e l’inesperienza degli equipaggi contribuì
ad accentuare la conseguente dispersione di uomini e materiali con errori di lancio. La
pronta resa della gendarmeria locale evitò comunque esiti infausti.
Il confronto con l’operazione Merkur su Creta era destinato e diventare un filo con-
duttore della costituzione italiana di una intera divisione della specialità ed anche dei
potenziali impieghi operativi di questa, intrecciandosi come detto sin dalle origini, per
necessità, ad una stretta collaborazione con l’alleato tedesco
Tra la primavera del 1941 e l’estate del 1942 si ebbe pertanto una rapida dilatazione
della specialità e dei compiti della Scuola. La costituzione di una grande unità su tre
reggimenti (ed uno di artiglieria, secondo il quadro organico della primavera del 1942),
definita proprio in questa fase, il precisarsi dei concetti di impiego, l’affinarsi delle
procedure addestrative ed una buona selezione del personale, rientrano in un più ampio
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processo di recupero qualitativo dell’esercito italiano in quella fase . Per iniziativa di
vertice ma anche sulla base dell’esperienza diretta (si pensi al teatro africano ed alla
partecipazione italiana ad una moderna guerra motocorazzata) si puntò a riqualificare i
combattenti italiani, almeno recuperando parte delle carenza addestrative che la prima
fase della guerra aveva pesantemente palesato. La specialità paracadutisti tese a qua-
lificarsi come espressione di élite per intensità di addestramento e qualità di quadri ed
ufficiali. Preparazione individuale e di reparto approfondita e relativamente anomala nel
quadro della tradizione italiana (oltre che alla selezione fisica si valorizzava l’iniziativa
individuale e a livello di nuclei minori, con attenzione al ruolo dei quadri e degli ufficiali
inferiori e la preparazione alle armi, sotto la guida di attenti ufficiali di stato maggiore).
9 Per il quadro della partecipazione italiana cfr A. Santoni- F. Mattesini, La partecipazione tedesca alla guerra
aeronavale nel Mediterraneo (1940-1945), Roma, Edizioni dell’Ateneo e Bizzarri, 1980, pp. 80-95.
10 La cornice di riferimento è quella che emerge a partire dagli studi di Lucio Ceva, sul Comando Supremo (La
condotta italiana della guerra. Cavallero e il Comando supremo 1941-1942, Milano, Feltrinelli, 1975) e sulle
operazioni in Africa settentrionale (Africa settentrionale 1940-1943 : negli studi e nella letteratura, Roma,
Bonacci, 1980)

