Page 374 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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1014 XXXIX Congresso della CommIssIone InternazIonale dI storIa mIlItare • CIHm
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dell’Interno , la “Rivista di Emigrazione” riuscì invece a mantenere la propria testata
fino all’ottobre 1917, ossia alla disfatta di Caporetto, grazie principalmente all’abilità
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dei due direttori, Ugo Tombesi e Michele Battista , che seppero comunque procurarsi
le necessarie coperture finanziarie per la stampa del mensile ed assicurarne con una
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sostanziale continuità le programmate operazioni editoriali .
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Erano quelli tempi in cui il numero degli espatri diminuì in maniera elevata - toccan-
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do cifre intorno all’80-85 per cento – e in cui aumentò per converso quello dei rientri ,
ad iniziare dai primi due mesi delle ostilità belliche, quando solo dal continente euro-
peo, in particolare dalla Francia, dalla Germania, dalla Svizzera, dall’Austria-Ungheria
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fece ritorno in patria circa mezzo milione di emigrati Si concluse allora con la fine
dell’estate 1914 – afferma la storiografia del settore – l’epoca dell’emigrazione di mas-
sa, facendo sì che l’Italia risultò l’unico paese ad uscire dal conflitto con un aumento di
popolazione, come afferma Valerio Castronovo, secondo il quale “fra il 1911 e il 1921
la popolazione della penisola era aumentata da 34.700.000 abitanti a quasi 38 milioni:
l’emigrazione netta, che nel 1881-1901 copriva il 35 per cento circa dell’incremento
naturale e nel successivo decennio il 43 per cento, [ne] assorbì a malapena nel 1911-21
5 Cfr. M. Forno, Informazione e potere. Storia del giornalismo italiano, Laterza, Bari 2012, p. 75. La
censura preventiva sulle “intemperanze” della stampa e sulle comunicazioni telegrafiche fu in seguito
introdotta attraverso una serie di decreti approvati il 25 maggio 1915.
6 Diressero assieme il mensile dall’ a. I fasc. 1 (marzo 1908) all’a. X fasc. 7-8-9 (9 (luglio–agosto-settem-
bre 1917). Inizialmente faceva parte della direzione anche Antonio Franceschini, dall’a. I fasc. 1 (marzo
1908) all’a. I fasc. 5 (luglio 1908).
7 La R. E. era sovvenzionata essenzialmente da imprese private locali e, in minor misura, poteva far anche
affidamento sulle entrate finanziarie provenienti da abbonamenti annuali.
8 A seguito del ritardo dei fascicoli dell’annata 1914 il titolare della libreria romana Walter Modes così
scriveva al direttore della Biblioteca del Senato: “L’abbonamento alla Rivista di Emigrazione 1914
è rimasto in sospeso perché la sua pubblicazione non era molto regolare. Perciò la prego indicarmi se
le sono pervenuti tutti i fascicoli e subito provvederemo al pagamento”, Lettera di Walter Modes alla
Biblioteca del Senato, Roma 15 dicembre 1914, in Archivio Storico Senato della Repubblica, Bibliote-
ca, Incarti, a. 1914, c. 175. Il giorno seguente la biblioteca rispose in modo affermativo pregando “di
pagare sollecitamente l’abbonamento dovuto per l’anno in corso”(ivi, c. 174).
9 Il problema dell’emigrazione appare subito centrale nel più ampio settore dell’occupazione operaia per
forza di cose, tanto nelle grandi città come nelle realtà periferiche. A Pesaro, ad esempio, il consiglio
comunale nel maggio 1915 aveva deliberato all’unanimità, proprio nell’intento di creare occupazione,
di far eseguire nuove opere stradali, soprattutto preoccupato delle difficoltà “della “classe operaia per le
numerose famiglie di rimpatriati dall’estero e di marinai che [avevano] dovuto sospendere i viaggi di
trasporto verso l’altra sponda dell’Adriatico”(Atti consiliari, 5 maggio 1915, sessione ordinaria, verbale
n. 2, oggetto n. 11 in Biblioteca Oliveriana, Archivio storico comunale di Pesaro). Il giorno 29 dello
stesso mese numerosi cittadini si erano spontaneamente ritrovati nella sala del Comune per costituire
un unico Comitato Generale Pesarese di Assistenza con l’incarico di raccogliere e devolvere fondi ai
bisognosi in conseguenza della guerra (cfr. Cronaca di Pesaro, in “Il Progresso”, a. XIV, n. 23, Pesaro 5
giugno 1915). Del resto sin dall’autunno 1914 gli effetti economici della Grande guerra si avvertirono
soprattutto tra le classi sociali meno abbienti e ancor di più nelle aree interne della provincia pesarese,
da Fossombrone a Cantiano. Ad Urbino il deputato del Collegio, l’amministrazione comunale e l’intera
cittadinanza “si adoperarono con tutte le loro energie e con tutto il loro cuore a far si che si possa[no]
presto appagare i giusti desideri dei nostri molti emigranti rimpatriati” (Pro emigranti rimpatriati, in
“L’Eco di Urbino”, a. XV, n. 7, Urbino 6 settembre 1914).
10 Civis Italicus, L’emigrazione dopo la guerra, in “La Vita italiana”, a. IV, fasc. XLVII, novembre 1916,
p. 419.

