Page 379 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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          d’imprese. Alcuni infatti cercavano d’introdursi in Italia per arruolare operai, ma, non
          essendo muniti di regolare permesso da parte del Commissariato dell’Emigrazione in
          Roma, dovevano anch’essi, loro malgrado, tornare oltre confine senza mano d’opera.
          Per meglio regolamentare e tutelare la situazione degli operai all’estero il medesimo
          Commissariato, in linea con le vigenti disposizioni del R. D. 2 maggio 1915 n. 635,
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          limitò drasticamente i permessi di emigrazione agli operai specializzati , intensificando
          la vigilanza alle frontiere con funzionari alla diretta dipendenza del Commissariato. Per
          impedire il passaggio clandestino di tali operai all’estero, vennero inoltre svolte ricerche
          ed accertamenti della mano d’opera e resa più rigorosa la collocazione di specialisti
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          presso ditte italiane e straniere , anche se non dovettero mancare inconvenienti se, no-
          nostante l’accresciuta vigilanza, uno dei collaboratori della “Rivista di Emigrazione”,
          il deputato riformista Angiolo Cabrini, denunciava strani silenzi – scriveva -  intorno a
          “gravi fatti denunciati dal Corriere della Sera di ingaggi di operai italiani in Svizzera
          per la Germania e per il Belgio” . Casi sporadici, probabilmente, dovuti al fatto che alla
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          fine del giugno 1916 l’espatrio per gli operai “non era ancora ritornato libero” , come
          faceva notare lo stesso esponente socialista all’amico Augusto Osimo, anch’egli colla-
          boratore del mensile pesarese. Una misura restrittiva, quella del Commissariato dell’E-
          migrazione, che – assieme ad analoghi provvedimenti legislativi di regolamentazione
          dell’immigrazione assunti dalle autorità statunitensi (5 febbraio 1917) -  farà comunque
          diminuire il flusso migratorio, rendendo meno drammatica la situazione. Parallelamente
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          il Commissariato si adoperava per l’assistenza ai profughi di guerra . Ed è sempre il
          «notiziario» della “Rivista di Emigrazione” che porta a conoscenza dell’opera da loro
          svolta alle frontiere dall’agosto 1914 al maggio 1915 con il concorso della Croce Rossa,
          della Società Umanitaria e dell’Opera bonomelliana: “Dall’Austria ci sono state restitu-
          ite, attraverso la Svizzera, circa 22.000 persone, per la massima parte donne, bambini,

          28  Cfr.  R. D. 2 maggio 1915 n. 635 concernente l’espatrio per ragioni di lavoro, in Raccolta ufficiale
             delle leggi e dei decreti del Regno d’Italia, anno 1915, vol. II, tip. delle Mantellate, Roma 1915, pp.
             1723-1727, edito anche nella  R. E., a. VIII, fasc. 7-8-9, luglio-agosto-settembre 1915, pp. 140-142. Con
             successivo decreto-legge 5 gennaio 1919 n. 79 venne prorogato il termine di validità del R. D. 2 maggio
             1915 n. 635 «fino a sei mesi dopo la pubblicazione della pace».
          29  Norme particolarmente limitative vennero altresì adottate per l’entrata e l’uscita dall’Italia di qualsiasi
             persona diretta alle zone di guerra o da esse provenienti (cfr. Notiziario, in R. E., a. IX, fasc. 7-8, luglio-
             ottobre 1916, pp. 111-112).
          30  Lettera di Angiolo Cabrini ad Augusto Osimo, Roma 6 maggio 1916, in ASSU, fondo Osimo, b. 5, fasc. 17.
          31  Ivi, Lettera di Angiolo Cabrini ad Augusto Osimo, Roma 30 giugno 1916. Sull’argomento chiarisce Ercole
             Sori: “Gli emigrati italiani rimasti all’estero furono riconvertiti alla produzione bellica e riprese quota un
             flusso fresco di espatri, quasi alla chetichella: il governo italiano dimostrava di temere più i  disoccupati e le
             conseguenze della disoccupazione per l’ordine pubblico, che la perdita di qualche migliaio di fanti. L’emigra-
             zione italiana riprende dunque a varcare i confini della Svizzera, della Francia e, molto meno, della Germania
             fino al 1916; poi si arresta, con la brusca caduta degli espatri nelle «nemiche» Austria e Germania, ma anche
             a causa dell’esaurimento delle riserve di manodopera e di leva, allorché anche l’Italia entra nel vivo dell’eco-
             nomia di guerra” (E. Sori, L’emigrazione italiana dall’Unità alla seconda guerra mondiale cit.,  p. 402).
          32  In base alle segnalazioni riferite dalle Prefetture al Commissariato dell’Emigrazione, attraverso accu-
             rati elenchi nominativi suddivisi per provincie, è stato calcolato un numero di oltre 49mila profughi di
             guerra forzatamente trasferiti dai loro luoghi di lavoro all’estero (cfr. L’assistenza agli italiani profughi
             dai paesi belligeranti. Informazioni del Commissariato dell’emigrazione, in “Bollettino della Emigra-
             zione”, a. XV n. 3, 15 marzo 1916, p. 43).
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