Page 376 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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1016 XXXIX Congresso della CommIssIone InternazIonale dI storIa mIlItare • CIHm
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Emigrazione” darà puntuale riscontro con l’evolversi del conflitto , servendosi sia dei
funzionari degli Uffici di Emigrazione incaricati di riferire alle autorità centrali detta-
gliate informazioni su quanto stava accadendo agli italiani all’estero, sia dei Segretariati
delle associazioni laiche (Società Umanitaria) e cattoliche (Opera Bonomelli) dislocati
in varie località europee, sia infine delle notizie fornite dalla Società nazionale Dante
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Alighieri sulle comunità italiane oltre confine .
Né va naturalmente dimenticata l’attività, forse meno appariscente ma non meno im-
portante, dei funzionari del Governo, che per alleviare la situazione dei rimpatri prende-
vano accordi con le autorità dei paesi esteri e con i rappresentanti delle comunità degli
espatriati, organizzando treni speciali e distribuendo il lavoro assistenziale fra le società
italiane laiche e cattoliche, i cui membri all’occorrenza accompagnavano gli emigranti
anche fino al confine alpino, consapevoli delle loro ormai precarie condizioni economi-
che. Basti pensare, ad esempio, che dalla sola Confederazione Svizzera, fecero ritorno in
patria alla vigilia dello scoppio della guerra europea circa 250 mila italiani, un terzo del
totale degli emigrati nel paese elvetico, moltissimi dei quali costretti a partire senza nep-
pure aver riscosso i salari, senza poter prelevare dalle banche e dalle casse di risparmio
i propri depositi, o trasportare i loro arredi domestici abbandonati nelle abitazioni. Ed
inoltre, non potendo sciogliere i contratti di affitto, essi restavano debitori nei confronti
dei proprietari degli alloggi i quali cominciarono a garantire i propri crediti mediante
precetti di pagamento pubblicati nei giornali svizzeri (che nessun italiano leggeva) e con
atti di pignoramento. Venne autorizzata solo la spedizione gratuita di effetti personali e
di strumenti di lavoro.
b. Rientro dei lavoratori dalla Francia
A seguito delle dichiarazioni di neutralità dell’Italia, i lavoratori italiani in Francia ,
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pur mantenendo qualche preoccupazione e perplessità, erano convinti che i loro inte-
ressi non sarebbero stati minacciati. Ma già il 2 agosto 1914, con l’affissione del decreto
di mobilitazione generale affisso nel territorio nazionale francese, la realtà dei fatti si
mostrò ben più dolorosa per tutte le classi lavoratrici. Vennero infatti temporaneamente
chiuse le banche, furono limitati i rimborsi e addirittura furono sospesi i pagamenti dei
salari operai dell’ultima quindicina lavorativa, particolarmente nel settore dell’edilizia
nel quale trovavano impiego numerosi italiani. Successivamente il governo francese
emanò un decreto con il quale si intimava, sotto pena di arresto, la dichiarazione di
nazionalità: gli stranieri venivano così esclusi dalle zone fortificate e di frontiera. Una
misura, questa, che determinò la fuga di migliaia di italiani, i quali provvidero a proprie
spese al rimpatrio e nel contempo diede inizio ad una ressa di connazionali presso il
Consolato generale di Parigi per ottenere il certificato di cittadinanza indispensabile per
15 Cfr. Notiziario. Il Commissariato dell’Emigrazione e la guerra, in R. E., a. VII, fasc. 7-8-9, luglio-
agosto-settembre 1915, pp. 153-154.
16 Altre riviste utilizzavano invece le figure del fotografo e del corrispondente di guerra, benché “stretta-
mente controllati dai vertici militari” (M. Forno, Informazione e potere cit., p. 74).
17 Tra il 1870 e il 1900 la Francia accoglieva in media 40.000 immigrati italiani all’anno, cifra che conti-
nuerà ad aumentare fino allo scoppio del conflitto mondiale: 56.000 nel 1909, 63.000 nel 1911, 83.000
nel 1913.

