Page 381 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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essi infatti potevano accompagnare e assistere coloro che rimpatriavano fino alle loro
sedi d’arrivo, mentre l’azione delle autorità era spesso frenata dall’insufficienza di mez-
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zi e dal loro stesso carattere ufficiale . Un motivo, questo, riconosciuto all’Opera del
Bonomelli anche dalla “Rivista di Emigrazione”, che non tralasciò di fornire tutta una
serie di dettagliate informazioni in merito alla sua azione di solidarietà, quale quella,
ad esempio, applicata in Germania e in Austria-Ungheria dall’agosto 1914 al novembre
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1915 sia per agevolare il fenomeno del rimpatrio, sia per convincere le famiglie a pro-
curarsi gli atti di nascita dei loro figli onde rendere così possibile il loro riconoscimento
nei Comuni italiani, dal momento che molti emigrati in Germania avevano trascurato
di iscriverli nei registri d’origine di Stato civile. In tale periodo ad Amburgo il lavoro
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dell’Opera fu essenzialmente connesso con il fenomeno del rimpatrio a cui si dedicò
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il missionario Domenico Mozzicarelli . La scuola italiana inaugurata nella città tedesca
l’11 novembre 1913, alla quale Mozzicarelli aveva dato vita dopo appena due mesi dalla
sua venuta , purtroppo non venne più riaperta dopo le feste pasquali del 1915 ed egli
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stesso fu costretto a lasciare Amburgo il 25 maggio di quell’anno assieme al personale
del Consolato e con esso veniva, per breve periodo, forzatamente relegato a Monaco di
Baviera. A Berlino il Segretariato dell’Opera “Bonomelli” fu l’unico in tutta la Germa-
nia a non essere definitivamente chiuso nel 1915, come pure rimase aperto un ospizio
fondato dalla medesima associazione cattolica. Restò a risiedervi un missionario, che
si occupava degli operai italiani ancora rimasti e che attivamente anche si adoperò nel
campo della beneficienza a seguito della mancanza di denaro dovuta alla rottura delle
comunicazioni postali tra Italia e Germania, che a lui non permetteva più il disbrigo del-
le pratiche relative alle riscossioni di valori per conto degli operai rimpatriati.
In Westfalia, più esattamente a Bochum, il Segretariato continuò a funzionare sino
all’11 maggio 1915. Anche qui l’attività del Segretariato dell’Opera “Bonomelli” era
gestita da un missionario e da una solerte impiegata, la quale rimase a disposizione degli
operai italiani rimasti in zona. Ben più difficoltosa era invece l’assistenza fornita dal
Segretariato di Costanza agli operai espulsi dalle regioni dichiarate zona di guerra (Al-
sazia, Lorena, Lussemburgo), i quali si riversavano settimanalmente in massa nell’area
37 F. Ruffini, L’opera Bonomelli e la guerra, in “Corriere della Sera”, a. 41, n. 89, Milano 29 marzo 1916.
38 Cfr. L’attività dell’opera Bonomelli in Germania e nell’Austria-Ungheria durante la guerra europea, in
R. E., gennaio-febbraio 1916, a. IX, fasc. 1-2, pp. 1-7.
39 La missione-segretariato dell’Opera venne istituita ad Amburgo nell’autunno 1913.
40 Nato a Civita Castellana (Roma) il 17 aprile 1887, venne ordinato sacerdote il 31 ottobre 1909. Licen-
ziato in Teologia, conoscitore delle lingue francese e tedesco, domandò di entrare nell’Opera Bonomelli
il 10 giugno 1912; venne accettato e prestò la sua opera in varie località della Germania, della Svizzera e
della Francia. Al termine del conflitto, rientrò in Italia e nel 1926 gli venne affidata la diocesi di Gallese
(Viterbo), in un periodo difficile, in cui l’Opera veniva da più parti identificata con il regime e “i missio-
nari bonomelliani altro non erano che una longa manus del governo”(Lettera di mons. Rocco Beltrami
a mons. Felice Ferrario, Roma 8 gennaio 1927, in AGS, Prelato per l’emigrazione italiana, fasc. 102).
41 Rivolgendosi al direttore dell’Opera per l’assistenza agli emigrati italiani, il Mozzicarelli sostenne che la
scuola, richiesta dalla colonia italiana, poteva supplire alla mancanza assoluta dei più elementari principi
della storia e della cultura italiana ed evitare “i pericoli di snazionalizzazione che sovrastavano ai bambini
italiani nati in terra straniera e costretti a subire un’educazione radicalmente diversa dall’educazione italiana”
(Lettera di Domenico Mozzicarelli a mons. Ferdinando Rodolfo vescovo di Vicenza, Amburgo 21 gennaio
1915, in AGS, Prelato per l’emigrazione italiana, fasc. 102).

