Page 381 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
P. 381

1021
          ActA
          essi infatti potevano accompagnare e assistere coloro che rimpatriavano fino alle loro
          sedi d’arrivo, mentre l’azione delle autorità era spesso frenata dall’insufficienza di mez-
                                           37
          zi e dal loro stesso carattere ufficiale . Un motivo, questo, riconosciuto all’Opera del
          Bonomelli anche dalla “Rivista di Emigrazione”, che non tralasciò di fornire tutta una
          serie di dettagliate informazioni in merito alla sua azione di solidarietà, quale quella,
          ad esempio, applicata in Germania e in Austria-Ungheria dall’agosto 1914 al novembre
               38
          1915  sia per agevolare il fenomeno del rimpatrio, sia per convincere le famiglie a pro-
          curarsi gli atti di nascita dei loro figli onde rendere così possibile il loro riconoscimento
          nei Comuni italiani, dal momento che molti emigrati in Germania avevano trascurato
          di iscriverli nei registri d’origine di Stato civile. In tale periodo ad Amburgo il lavoro
                    39
          dell’Opera  fu essenzialmente connesso con il fenomeno del rimpatrio a cui si dedicò
                                            40
          il missionario Domenico Mozzicarelli . La scuola italiana inaugurata nella città tedesca
          l’11 novembre 1913, alla quale Mozzicarelli aveva dato vita dopo appena due mesi dalla
          sua venuta , purtroppo non venne più riaperta dopo le feste pasquali del 1915 ed egli
                    41
          stesso fu costretto a lasciare Amburgo il 25 maggio di quell’anno assieme al personale
          del Consolato e con esso veniva, per breve periodo, forzatamente relegato a Monaco di
          Baviera. A Berlino il Segretariato dell’Opera “Bonomelli” fu l’unico in tutta la Germa-
          nia a non essere definitivamente chiuso nel 1915, come pure rimase aperto un ospizio
          fondato dalla medesima associazione cattolica. Restò a risiedervi un missionario, che
          si occupava degli operai italiani ancora rimasti e che attivamente anche si adoperò nel
          campo della beneficienza a seguito della mancanza di denaro dovuta alla rottura delle
          comunicazioni postali tra Italia e Germania, che a lui non permetteva più il disbrigo del-
          le pratiche relative alle riscossioni di valori per conto degli operai rimpatriati.
             In Westfalia, più esattamente a Bochum, il Segretariato continuò a funzionare sino
          all’11 maggio 1915. Anche qui l’attività del Segretariato dell’Opera “Bonomelli” era
          gestita da un missionario e da una solerte impiegata, la quale rimase a disposizione degli
          operai italiani rimasti in zona. Ben più difficoltosa era invece l’assistenza fornita dal
          Segretariato di Costanza agli operai espulsi dalle regioni dichiarate zona di guerra (Al-
          sazia, Lorena, Lussemburgo), i quali si riversavano settimanalmente in massa nell’area


          37  F. Ruffini, L’opera Bonomelli e la guerra, in “Corriere della Sera”, a. 41,  n. 89,  Milano 29 marzo 1916.
          38  Cfr. L’attività dell’opera Bonomelli in Germania e nell’Austria-Ungheria durante la guerra europea, in
             R. E., gennaio-febbraio 1916,  a. IX, fasc. 1-2, pp. 1-7.
          39  La missione-segretariato dell’Opera venne  istituita ad Amburgo nell’autunno 1913.
          40  Nato a Civita Castellana (Roma) il 17 aprile 1887, venne ordinato sacerdote il 31 ottobre 1909. Licen-
             ziato in Teologia, conoscitore delle lingue francese e tedesco, domandò di entrare nell’Opera Bonomelli
             il 10 giugno 1912; venne accettato e prestò la sua opera in varie località della Germania, della Svizzera e
             della Francia. Al termine del conflitto, rientrò in Italia e nel 1926 gli venne affidata la diocesi di Gallese
             (Viterbo), in un periodo difficile, in cui l’Opera veniva da più parti  identificata con il regime e “i missio-
             nari bonomelliani altro non erano che una longa manus del governo”(Lettera di mons. Rocco Beltrami
             a mons. Felice Ferrario, Roma 8 gennaio 1927, in AGS, Prelato per l’emigrazione italiana, fasc. 102).
          41  Rivolgendosi al direttore dell’Opera per l’assistenza agli emigrati italiani, il Mozzicarelli sostenne che la
             scuola, richiesta dalla colonia italiana, poteva supplire alla mancanza assoluta dei più elementari principi
             della storia e della cultura italiana ed evitare “i pericoli di snazionalizzazione che sovrastavano ai bambini
             italiani nati in terra straniera e costretti a subire un’educazione radicalmente diversa dall’educazione italiana”
             (Lettera di Domenico Mozzicarelli a mons. Ferdinando Rodolfo vescovo di Vicenza, Amburgo 21 gennaio
             1915,  in AGS, Prelato per l’emigrazione italiana, fasc. 102).
   376   377   378   379   380   381   382   383   384   385   386