Page 385 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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          cietà Umanitaria” e volta a sostenere gli emigranti di passaggio alla stazione di Milano
          -  dall’agosto 1914 dovette progressivamente modificare le proprie funzioni originarie:
          dal semplice fornire informazioni e assicurare un alloggio pulito e una cucina a prezzi
          modesti, passò a far fronte alle gravi esigenze del ritorno in patria dei lavoratori all’este-
          ro così duramente descritte nel mensile pesarese:
             “I rimpatriati, che arrivavano a treni completi, erano famiglie o frammenti di fami-
          glie cacciate via manu militari qualche volta senza neppure il tempo di mutarsi d’abito
          o di ritirare il necessario, ancora presi dal panico della improvvisa, violenta espulsio-
          ne, laceri, affamati. Era per noi dunque un servizio di Croce Rossa e di ristorante, e la
          casa doveva pensare a rifocillarli, ricoverarli, assisterli, rivestirli completamente. […] In
          quest’anno di intenso, ininterrotto lavoro ottenemmo anche di far ricoverare in istituzio-
          ni milanesi 31 figli di profughi e una nostra impiegata ne accompagnò 7 (o isolati o usciti
          dall’ospedale) presso i parenti nelle più diverse regioni d’Italia: a Venezia, a Napoli, in
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          Sardegna, ecc. ” .
             L’ufficio centrale dell’Umanitaria – sottolineava il mensile pesarese – si interessò
          fortemente anche a stimolare la stipula dell’assicurazione contro gli infortuni sul lavo-
          ro a favore degli operai in zone di guerra “patrocinata con ardore ed energia dai nostri
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          Segretariati, primi fra gli altri quelli di Tirano, di Feltre e di Udine . Tra i problemi
          suscitati dalla guerra importante fu quello dell’approvvigionamento degli emigranti ita-
          liani in Svizzera: per poter condividere una comune linea di condotta, l’Ufficio sul finire
          del 1914 aveva partecipato al Congresso che le Società italiane presenti nella confede-
          razione elvetica tennero a Neuchầtel. Notevole fu inoltre l’impegno dei Segretariati e
          dell’Ufficio Centrale per il recupero dei crediti maturati e non riscossi dagli emigrati
          italiani in Francia, Germania, Austria, Lussemburgo e Svizzera all’epoca della dichiara-
          zione della guerra europea e nei tempi successivi.
             Altra non marginale opera della Società Umanitaria venne svolta dal suo ufficio in-
          formazioni per profughi e internati. Alle numerose famiglie torturate dal bisogno di noti-
          zie dei propri cari era necessario dare risposte tentando di riallacciare i rapporti di paren-
          tela. La “Rivista di Emigrazione” ricorda che dall’agosto al dicembre 1915 pervennero
          presso l’istituzione milanese ben 4.756 domande di ricerche e di esse 3.000 ebbero esito
          positivo. Per soddisfare le insistenti richieste del pubblico, l’Ufficio dell’Umanitaria isti-
          tuì anche una Sezione per la ricerca dei prigionieri e per tale attività fu assai preziosa la
          collaborazione data da Alberto Franz Labriola (figlio del celebre filosofo marxista Anto-
                                                                   54
          nio), delegato in Berna presso il Commissariato dell’Emigrazione  e anch’egli ricordato







          52  Notiziario, in R. E., a. IX, fasc. 9-10, novembre-dicembre 1916,  pp. 157-158. Tra l’agosto e il settembre 1914
             dalla casa degli emigranti transitarono oltre 100 mila persone; 175 mila nel 1917, quasi 160 mila nel 1918
             (cfr. E. Decleva, Etica del lavoro, socialismo, cultura popolare. Augusto Osimo e la Società Umanitaria, F.
             Angeli, Milano 1985,  pp. 121-122).
          53  Ivi, p. 163.
          54  Ivi, p. 159.
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