Page 383 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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fatta togliere la mattina del 23 maggio [1915]” . Il giorno seguente, data dell’entrata in
guerra dell’Italia contro gli Imperi centrali, don Albera lasciava Monaco dietro gli insi-
stenti inviti del Ministro degli Affari Esteri Sidney Sonnino che evitandogli il pericolo
di essere internato lo riportò con sé in patria. La situazione generale degli emigrati infatti
si fece ben presto insostenibile, come ricordavano alcuni operai di Chiaserna di Pesaro
ad un corrispondente di un foglio socialista marchigiano su quanto era loro accaduto
nell’agosto 1914:
“Trasportati a Luchenau (Sassonia), furono presi dai gendarmi del luogo e condotti
in una lurida cantina; furono alleggeriti dei pochi marchi che possedevano e per 6 giorni
consecutivi furono adibiti ai lavori del trasporto di carbone, con un orario che variava
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dalle 12 alle13 ore, minacciando di non rimpatriarli se avessero opposto un rifiuto” ,
senza che l’autorità italiana avesse la forza di intervenire.
In Austria, precisamente a Bregenz, cessava nel settembre 1914 il flusso dei circa
35.000 italiani, che vi erano transitati rimpatriando dalla Germania. Anche qui, come
altrove in Germania, il Segretariato della “Bonomelli” era un missionario, Paolo Faba-
ni , che nei mesi successivi continuò ad occuparsi non solo della tutela degli interessi
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degli italiani ivi residenti ma anche dei più svariati bisogni dei rimpatriati che giunge-
vano velocemente dalla Baviera, dal Würtemberg e dalla più lontana Wesfalia, aiutato
anche dal Console italiano ad Innsbruck, Tito Chiovenda, che fornì ai sacerdoti i mezzi
necessari per far fronte alle urgenze delle famiglie rimaste assolutamente prive di ogni
mezzo di sussistenza e provvedendo a dar loro i biglietti ferroviari per il ritorno. Con il
peggioramento delle relazioni tra Italia ed Austria, Fabani vigilò ancor di più sugli ita-
liani ancora residenti nel Voralberg, spingendoli ad un sollecito rimpatrio man mano che
gli avvenimenti lasciavano prevedere un maggior aggravarsi della crisi. Ad Innsbruck
il Segretariato retto dal missionario dottor Bernardino Caselli continuò a funzionare
fino ai primi di maggio del 1915, ma arrestatasi ormai l’emigrazione ed aumentato in-
vece il rimpatrio, l’assistenza dovette limitarsi quasi esclusivamente ai rimpatriandi.
Ciononostante Caselli si mantenne in assiduo rapporto con il Consolato italiano retto
45 L’attività dell’opera Bonomelli in Germania e nell’Austria-Ungheria cit., p. 6. Anche nei giornali socia-
listi pesaresi si osservava che “i tedeschi, cordiali fino al giorno della proclamazione dell’unità italiana,
ora insultano gli emigranti costringendoli a precipitarsi ala frontiera svizzera e a guadagnare l’Italia”(La
guerra e le sue prime disastrose conseguenze. L’odissea dei nostri emigranti, in “Il Progresso”, a. XIII,
n. 32, Pesaro 8 agosto 1914). Secondo le stime del qui citato foglio si trattava, complessivamente, di
mezzo milione di emigranti “costretti a tornare tra dolore e stenti alla patria italiana”(Reclamiamo lavo-
ro per gli emigranti rimpatriati, in “Il Progresso”, a. XIII, n. 34, Pesaro 22 agosto 1914).
46 Corrispondenze. Come furono trattati i nostri emigranti, in “Il Progresso”, a. XIII, n. 35, Pesaro 29
agosto 1914. Nel medesimo giornale viene riproposto anche un articolo di Margherita Sarfatti - già
apparso il 28 agosto 1914 nel giornale “Il Proletario” – ad ulteriore testimonianza dei maltrattamenti
subiti anche da bambini italiani ad opera dei tedeschi (La pietosissima odissea dei nostri emigranti
rimpatriati, in “Il Progresso”, a. XIII, n. 36, Pesaro 5 settembre 1914).
47 Nella “Rivista di Emigrazione” è riportato in modo inesatto con il nome di Fabiani. Paolo Fabani era
nato a Morbegno (Sondrio) il 20 maggio 1883. Sul periodo da lui trascorso a Bregenz si veda la docu-
mentazione conservata presso l’AGS, Prelato per l’emigrazione italiana, fasc. 192. Tra l’altro al Fabani
l’Arcidiocesi di Bologna affidò una serie di conferenze religiose e sociali “che possono confortare ed
illuminare i nostri emigranti rimpatriati” (L’Arcivescovo di Bologna a Pietro Gorla [novembre 1914],
in AGS, Prelato cit.,).

