Page 387 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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          fornire notizie sulla realtà dei connazionali oltre confine . Ben presto, però, a tale pri-
          maria azione di «civiltà» la “Dante” non fece mancare il proprio sostegno pratico agli
          emigranti, interessandosi alla loro sorte e partecipando attraverso i numerosi Comitati
          sorti in Italia alle iniziative di soccorso in loro favore. Si scriveva a tal proposito nella
          “Rivista di Emigrazione”:
             “I fuoriusciti, che diremo d’avanguardia, non solo ebbero da noi premurosa acco-
          glienza, ma trovarono per nostro mezzo la via di far udire le loro ragioni e di esporre
          le loro dure sofferenze a coloro che più giovava informare della reale condizione delle
          cose; e dell’opera loro facemmo tesoro per quanto poteva essere necessario e utile a dar
          luce sulle condizioni economiche e politiche dei luoghi da cui provenivano. Ad essi se-
          guì numerosa e frequente l’immigrazione dei fuoriusciti che, spesso sprovvisti di tutto,
          mentre offrivano di combattere nelle file del nostro esercito la guerra della loro reden-
          zione, abbisognavano di soccorsi per sé e per le [loro] famiglie” .
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             Molte di queste persone si riversarono nelle città del centro nord: da Udine a Padova,
          da Venezia a Milano, da Bologna a Firenze. Vennero perciò istituite speciali Commis-
          sioni di patronato  e i Comitati locali della “Dante Alighieri” si adoperarono per portare
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          aiuti di ogni genere . Per tale motivo si curarono particolari dati statistici di vario gene-
          re, sui quali si formarono in particolare preventivi di spesa per stabilire il fabbisogno in
          denaro da destinare ai patronati. Ad essi vennero così inviate tutte le somme disponibili
          del bilancio della “Dante Alighieri”, alle quali si aggiunsero elargizioni straordinarie di
          generosi oblatori sollecitati dalla medesima Presidenza. L’associazione sentiva infatti
          come un dovere imprescindibile il provvedere,  scriveva il presidente del Comitato ve-
          neziano al Direttivo romano,
             “a rendere meno aspri i bisogni di questi nostri profughi, ricondotti a noi dall’inatteso
          destino. E poiché molti di essi concorrono a Venezia, dove più gravi che altrove sono le
          ripercussioni della crisi che affligge  attualmente il paese, dove più difficile riesce il tro-
          vare ad essi occupazione, si è convenuto che tutti i Comitati del Veneto contribuiscano




          61  L’originario interesse della Dante Alighieri al sostegno delle minoranze italiane all’estero è variamente do-
             cumentato. Si legga, a titolo di esempio, la presente lettera inviata al ministro degli Affari Esteri sen. Tittoni,
             dal vice-presidente della Società: “Signor Ministro,  facendo seguito alla precedente comunicazione di questa
             Presidenza in data 11 corr. n. 562, ho l’onore di accludere a V. E., per sua informazione, due memorie per-
             venuteci intorno all’aspra lotta linguistica che sostengono gli italiani del Trentino, e la minoranza italiana
             nella Dalmazia” [Lettera di Donato Sanminiatelli a Tommaso Tittoni,  Roma 17 marzo 1907, in ASDMAE,
             politica “P” (1891-1916),  b. 726].
          62  La “Dante” e i nuovi avvenimenti, in R. E., gennaio-febbraio 1916, cit., p. 10.
          63  Ci si limita a ricordare la Commissione milanese per l’emigrazione trentina e il Comitato veneziano per
             gli irredenti.
          64  Ovunque attivamente solidali furono i comitati del celebre sodalizio. Ad esempio, nelle Marche il Co-
             mitato di Senigallia della “Dante Alighieri” si adoperò per una sottoscrizione di denaro nella città adria-
             tica e  alcuni  membri del  Direttivo prestarono la loro opera nella Croce Rossa e nell’Ufficio notizie per
             i militari e “ovunque ci sia qualche cosa da fare con slancio e serietà di propositi si incontrano soci della
             Dante. Otto soci sono al fronte, uno è stato ferito, altri nove soci vestono la divisa del soldato in servizi
             vari non di prima linea” (Lettera del Presidente del Comitato di Senigallia al Segretariato Generale –
             Roma,  Senigallia 23 luglio 1915, in ASDA, b. 307, fasc. 486A).
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