Page 392 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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1032 XXXIX Congresso della CommIssIone InternazIonale dI storIa mIlItare • CIHm
come il Tenente Colonnello avesse compreso già negli ultimi mesi del 1914 la natura
della guerra in corso, più volte Breganze si sofferma a descrivere l’utilizzo e gli effetti
delle artiglierie e delle fortificazioni fornendone disegni e descrizioni molto lucidi.
Breganze si dimostra un attento e competente osservatore capace di fornire talvolta
considerazioni e previsioni estremamente attendibili. Ad esempio in occasione del se-
condo viaggio sul fronte francese nel febbraio del 1915 Breganze annota:
«Io penso che quando due eserciti sono di fronte, come mi è stato dato di vedere, così
abbarbicati al terreno con tutti i loro elementi costitutivi, in posizioni rese forti da lavo-
ri poderosi, con altra serie di lavori non meno forti all’indietro e sorretti da artiglierie
possenti, assai rare sono le possibilità per l’uno e per l’altro di avanzare. Ciò è poi as-
solutamente impossibile nelle condizioni attuali del terreno reso ovunque impraticabile
dalla perfida stagione.
Le operazioni pertanto quali si sono svolte dalla battaglia della Marna in poi, che fu
vera e propria battaglia manovrata da entrambe le parti, sono operazioni assolutamente
locali che mancano di un nesso armonico e coordinatura.
Così stando le cose viene naturale da chiedersi come si possa uscire da una tale situa-
zione. Occorre forzare una delle due linee ed aprirvi un varco su un determinato tratto
del fronte [...] la forza occorrente per una tale azione che dovrebbe avere senza dubbio
carattere di sorpresa, deve essere considerevole e non può limitarsi a poche centinaia di
migliaia di uomini. Questa condizione costituisce di già un elemento che va a scapito
della sorpresa dati i movimenti e i trasporti occorrenti e dati gli odierni sistemi di infor-
mazione e di esplorazione del terreno. Ma io voglio pure ammettere che le condizioni
esistenti sui vari tratti di operazione, o condizioni di inferiorità temporanee di una delle
due parti, permettano ad una di esse di operare in massa, nel migliore dei punti prescelti,
ed anche con una relativa sorpresa. [...] io voglio spingere la mia condiscendenza sino
ad ammettere che un varco possa essere aperto. Mi domando però che cosa avverrà in
seguito quando penso che da entrambe le parti sono già pronte, a distanze variabili dai
10 ai 20 ai 30 chilometri, seconde e terze linee sulle quali opporre una nuova resistenza
[...] la vittoria sarà ad uso di quelle di Pirro e bisognerà pur ricominciare da capo e pre-
pararsi ad un nuovo attacco contro l’intero fronte che avrà retrocesso di pochi chilometri
[...] Quale dunque il risultato? Uno sforzo poderoso al quale dovranno seguirne altri
non meno poderosi. Ma anche questi hanno un limite, ed esso è dato dalla resistenza
dei popoli coinvolti nell’immane catastrofe. O si continua nella così detta guerra di
usura, strano portato della civiltà moderna che condanna alle delizia delle sofferenze e
delle atrocità portate all’ennesima potenza, ed attende il corso di nuovi simpaticissimi
elementi come la fame, la malattia, ecc, che diano ad una delle due parti il tracollo. O si
rende necessario l’intervento di terzi che scendendo in campo con nuove forze nel sa-
crosanto nome dei propri interessi compromessi, e solo per questi, ed impongano un ter-
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mine a questa lotta dalla quale lo stesso vincitore finirà con l’uscirne con le ossa rotte» .
L’aspetto meno sottolineato dalla storiografia è la personalità di Breganze che esce
6 Diario di Breganze, ASSMEI (Archivio storico Stato Maggiore esercito Italiano), Addetti militari, p.
126-130.

