Page 395 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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          che si sono distinti proprio per le loro qualità militari. Esempio principe è il commento
          che Breganze scrive in occasione dello studio della battaglia di Ypres, combattuta nel
          novembre del 1914. Lo scontro, che vide coinvolti 5 corpi d’armata francesi contro
          10 corpi d’armata tedeschi, risultò vittorioso per la Francia colpendo l’immaginazione
          dell’ufficiale italiano:

             «i francesi dall’apparente aspetto non marziale e dalla non meno apparente discipli-
          na, davanti al pericolo e la voglia di vincere che li animava e sorreggeva, hanno saputo
          risvegliare un autentico sangue gallico [...] non può essere soldato al mondo che non
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          possa esprimere un simile giudizio» .

             Ad Ypres secondo Breganze l’esercito francese ha dimostrato la sua vera anima,
          un’anima temprata al valore militare.
             Leggendo il diario si ha come l’impressione che Breganze sia talmente affascinato
          dal coraggio e dalla forza dimostrata dall’esercito francese da trarne un’analisi un po’
          romantica e idealizzata. Ciò è evidente da quanto afferma sui soldati francesi impegnati
          nelle trincee di combattimento di Foucaucourt-en-Santerre:

             «Rilevo un morale elevatissimo in tutti questi uomini di tutte le età e di tutte le cate-
          gorie sociali. Ciò che ammiro è la confidenza che essi dimostrano e la fiducia nell’av-
          venire. Vi è in essi la persuasione che la vita che conducono è indispensabile che così
          debba svolgersi, ed anche nell’esprimere una tale convinzione vi è in essi un accento
          sincero, spoglio da ogni vanteria, pure così facile nel carattere nazionale. [...] Sembrano
          loro così naturali pel solo fatto che sono francesi e che perciò non possono dare che frutti
          di genuina marca francese. Vi è in essi il temperamento nazionale. [...] Tanto ammirabile
          è questa loro fiducia nel successo che in un esercito è elemento di forza, e fortunati i capi
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          che hanno nelle mani un simile elemento che agirà sempre per convinzione» .

             La visione romantica, prodotta da una cultura militare che fatica ancora a capire la
          portata della guerra industriale, porta Breganze a scagliarsi contro quei commentatori
          che vedono l’esercito francese già spacciato:

             «Io non credo ai miracoli, che spesso si svelano approfondendo i fatti. [...] non spiego
          la mia ammirazione fino a negare che l’esercito che io seguo resiste da mesi, ed ha ripor-
          tato anche vittorie che ho ragioni di ritenere autentiche e reali [...]. Questo esercito deve
          avere in se elementi di valore incontrastato. Se così non fosse esso avrebbe da tempo
          dovuto essere battuto. [...] quanto ho visto e rilevato mi dimostra che il morale dell’e-
          sercito è elevato, che i mezzi del quale dispone esistono che i risultati che ha ottenuto da
          una situazione iniziale disastrosa, o quasi, sono positivi» .
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             A ciò è da aggiungere la lettura del sostegno che il popolo francese offre incondizio-
          natamente alla guerra:

             «Alla considerazione dell’esercito devo naturalmente aggiungere quella del Paese

          20  Ivi. p. 47.
          21  Ivi. p. 110-111.
          22  Ivi. p. 163-164.
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