Page 397 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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          stalli sul fronte hanno trasformato la guerra in «un lavoro da formica che si protrae nel
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          tempo e che logora i paesi» .
             Considerazioni analoghe si trovano in Bongiovanni che definì i combattimenti tra
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          francesi e tedeschi come «vani e terribili olocausti di vite umane» .
             Lo stupore di fronte ad un nuovo tipo di guerra fu incentivato dal fatto che nell’estate
          del 1914 le potenze belligeranti pensavano che gli scontri si sarebbero risolti nel giro di
          pochi mesi. Quasi nessuno si era reso conto delle trasformazioni che l’industrializzazio-
          ne, la coscrizione di massa e il supporto popolare alla guerra avevano indotto nella natu-
          ra del conflitto, perciò tutte le potenze belligeranti si trovarono impreparate al genere di
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          guerra che stavano combattendo .
             La stessa Germania, considerata da Breganze come la potenza più preparata al con-
          flitto , nell’ottobre del 1914, dopo aver sparato nella sola battaglia della Marna più
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          colpi di artiglieria che nella guerra franco-prussiana , aveva quasi esaurito le scorte di
          munizioni .
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             Il tratto più caratteristico della personalità del Tenente Colonnello di Breganze è sen-
          za dubbio il rapporto conflittuale che dimostra di avere con la modernità e il progresso
          bellico. La forte personalità di Breganze non manca di farsi sentire in occasione dei
          commenti che il Tenente Colonnello scrive a riguardo della guerra e delle sue atrocità.
          La guerra in corso è infatti definita come uno «strano portato della civiltà moderna» ,
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          una creazione quindi della modernità, di un mondo moderno che ha portato con il pro-
          gresso la guerra a livelli estremi. Le armi prodotte per questo conflitto, in grado di ucci-
          dere centinaia di uomini in pochi secondi e le tattiche di attacco ingiustificato e insensato
          che sono attuate per conquistare pochi metri di terreno hanno causato una perdita di
          senso della guerra stessa. Siamo di fronte alle riflessioni di un soldato figlio di un’epoca
          avviata al tramonto, quella del lungo Ottocento, temprato alla virtù guerriera e all’onore,
          la cui scomparsa impedisce a Breganze di comprendere una guerra che ha annientato,
          prima delle vite umane e delle abitazioni, il coraggio dei soldati.
             I ricordi di Breganze lo portano a paragonare la guerra in corso con la guerra italiana in
          Libia. Lo sbarco a Tripoli sembra così lontano rispetto alle atrocità di questa nuova guerra;
          la guerra in Libia è ricordata da Breganze quasi con rammarico, allora probabilmente c’e-
          ra ancora spazio per il coraggio e la virtù dei soldati; adesso invece, a causa di un terribile
          modo nuovo di combattere, la guerra ha perso il suo carattere glorioso.
             Tratto caratteristico di Breganze è il rigetto della modernità, della società di massa
          e delle spinte democratiche che da essa provengono. Proprio la diffusione in Francia di
          numerosi partiti politici intenzionati a dire la loro su ogni argomento, guerra inclusa,
          aveva creato troppe divergenze capaci di causare la sconfitta in battaglia.

          28  Ibidem.
          29   J. Hürter, G. E. Rusconi (a cura di), L’entrata in guerra dell’Italia nel 1915, p. 125.
          30  M. Howard, The First World War 1914-1918, p. 67-68.
          31   Diario di Breganze, p. 164-165.
          32   M. Isnanghi, G. Rochat, La Grande Guerra 1914-1918, p. 90.
          33  Ibidem.
          34   Diario di Breganze, p. 130.
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