Page 393 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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          dirompente dalle sue pagine manoscritte e che caratterizza notevolmente i suoi resocon-
          ti. È quindi su questo che mi soffermerò.
             Le riflessioni sull’esercito francese, sulla guerra, sulla politica, nonché i giudizi e
          le impressioni riguardanti gli ufficiali stranieri incontrati, rendono infatti il diario un
          perfetto e molto nitido mosaico della personalità del Tenente Colonnello di Breganze.
             Sin dalle prime pagine del diario l’ufficiale parla di sé sempre come di un soldato
          ligio al dovere, alla disciplina e all’amore per la patria. Breganze si contrappone talvolta
          ai propri commilitoni, spesso ricordati come non adatti alla vita militare e al mestiere
          del soldato. Esempio di ciò è il commento che riporta dei suoi compagni di viaggio,
          anch’essi ufficiali dell’esercito italiano. Essi sono visti da Breganze come poco adatti
          alla guerra e alla probabile vita nelle trincee: troppo abituati alle comodità fornite dalla
          vita civile, sono infatti lontani dalla rude vita del soldato.  Ricordando il primo viaggio
          sul fronte francese Breganze critica i suoi colleghi per aver portato bagagli poco adegua-
          ti alla missione: «ho visto taluni colleghi trasportare seco un bagaglio spropositato più
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          confacente ad una prima donna da teatro che ad un ufficiale in missione» .
             Breganze rileva quindi l’inadeguatezza di molti ufficiali alla guerra. Questo non era
          però l’unico problema del Regio Esercito, nel quale l’impreparazione culturale e quella
          materiale andavano di pari passo. Le forze italiane erano, ad esempio prive di un ade-
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          guato numero di mitragliatrici, di artiglierie e di munizioni  ma nel tempo stesso erano
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          dotate di modelli troppo costosi per le disponibilità italiane .
             Il sentirsi un soldato, un buon soldato, porta spesso Breganze a immedesimarsi e a
          provare pietà verso i combattenti che incontra nel corso del suo viaggio e ad ammirarne
          il valore.
             Il Tenente Colonnello è amante del coraggio e della virtù militare, non perde occasio-
          ne di elogiare le qualità delle forze armate francesi, inferiori in ricchezza e mezzi rispet-
          to al nemico. L’esercito francese è animato dal coraggio, un coraggio che è messo in luce
          ancora più dalla grandissima impreparazione della Francia al conflitto e dall’inettitudine
          di molti comandanti. L’impreparazione al conflitto è per Breganze lampante quando si
          reca a visitare i lavori di fortificazione di Parigi. Le difese della capitale sono durante
          il viaggio di Breganze, febbraio del 1915, ancora in e lasciano nel Tenente Colonnello
          italiano un ricordo pessimo: «esse sono un lavoro di difesa improvvisato alla meglio,
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          sono deficientissime e più o meno moderne» .  È però proprio l’impreparazione militare
          della Francia che porta Breganze ad elogiarne l’esercito, capace di resistere in pessime
          condizioni. Infatti, nonostante Parigi fosse priva di difese adeguate l’esercito francese
          non ha avuto alcuna esitazione schierandosi sulla Marna, così vicino alla capitale: «l’es-
          sersi schierati sulla Marna, così vicini a Parigi, dimostra quanto ardita e coraggiosa sia
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          stata la condotta dello Stato Maggiore francese» .
          7   Ivi. p. 5.
          8   Giorgio  Rochat,  La  preparazione  dell’esercito  italiano  nell’inverno  1914-1915  in  relazione  alle
             informazioni disponibili sulla guerra di posizione, Il Risorgimento, ottobre 1961, p. 11-12.
          9   M. Isnanghi, G. Rochat, La Grande Guerra 1914-1918, Bologna, Il Mulino 2008, p. 149-150.
          10   Diario di Breganze, p. 12.
          11   Ivi. p. 12-13.
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