Page 389 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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Alighieri” un ausilio prezioso, che si attuò anche in un’altra forma, forse più generica,
ma non meno importante per il problema migratorio. Nonostante infatti le difficoltà e
i problemi sorti nel periodo bellico, mai si interruppe l’opera di divulgazione di libri e
di propaganda nazionale anche nelle comunità più lontane: una iniziativa, questa, che
- evidenzia la “Rivista di Emigrazione” - molto giovò “per mantenere desta la lingua,
la cultura e il sentimento italiano nelle provincie nostre d’oltre confine che si vanno
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redimendo” .
Del resto - veniva ricordato con orgoglio nelle pagine della “Rivista di Emigrazione”
- se è vero che il primo articolo dello statuto del prestigioso sodalizio prevedeva innan-
zitutto la tutela e la diffusione della italianità fuori del Regno, esso tuttavia affermava
che “compito della Società “Dante Alighieri” cui fu aggiunto l’epiteto di Nazionale,
[fosse] anche quello di tener desto lo spirito pubblico su tutti i problemi interessanti
la dignità, lo sviluppo, la risurrezione, la emancipazione del paese da ogni specie di
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soggezione” .
4. Il problema dell’emigrazione nel primo dopoguerra
Terminato il conflitto mondiale l’opera in favore degli emigrati subì, necessariamen-
te, vistose modifiche, rientrando nell’interesse del Governo e delle istituzioni pubbliche
la messa in atto di un programma di ricostruzione e di rilancio economico del Paese ,
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volto a collocare in patria il massimo impiego di mano d’opera e, nel contempo, a in-
dirizzare le masse operaie in esubero verso i mercati di lavoro all’estero, dal momento
che, come inizialmente osservato, l’Italia fu l’unico, tra gli Stati belligeranti, ad uscire
dalla guerra demograficamente accresciuta.
Paradossalmente la guerra, per le ripercussioni da essa determinate, portò la classe
politica a considerare il fenomeno dell’emigrazione italiana con una visione generale e
unitaria non sconosciuta in età giolittiana e soprattutto disegnata con maggiore chiarezza
dopo il 1917, quando però la “Rivista di Emigrazione” aveva ormai cessato la propria
71 Ivi, p. 13.
72 Ivi, p. 16. Per quanto concerne la tutela della lingua secondo la “Dante Alighieri” anche in Italia occor-
reva «difendersi dai maltrattamenti» non solo “nelle insegne delle botteghe e degli alberghi ma nelle
stesse scritture degli uffici; per la onesta protezione nazionale da noi stessi non protetta o svilita”(ivi, p.
17).
73 Ma ancor prima della conclusione del conflitto mondiale un problema da risolvere restava quello della
politica doganale nazionale il cui dibattito avevano acceso, nella stampa e nelle pubbliche assemblee,
animate discussioni intorno all’altra guerra, quella economica, con soluzioni diametralmente opposte:
una prima corrente d’opinione propugnava la costituzione di una unione doganale Italia e Francia con
l’adozione di una tariffa doganale comune tra i due Stati e piena libertà di commercio; una seconda
chiedeva una più larga apertura dei mercati accordando dazi preferenziali tra Stati Alleati; una terza
corrente proponeva invece la chiusura interna mirata alla tutela della produzione nazionale dalla concor-
renza estera. Nelle pagine della “Rivista di Emigrazione” l’Unione delle Camere di Commercio italiane,
che sull’argomento aveva tra l’altro redatto un memoriale, non si pronunciò esplicitamente a favore di
nessuno dei tre sistemi sostenendo che, al di là di qualsiasi scelta governativa occorreva comunque as-
segnare un ruolo preminente alla politica dei trasporti, specie di quelli marittimi, dal momento che “uno
dei maggiori compiti di cui lo Stato dovrà accingersi domani sarà quello d’assicurare con ogni mezzo
alla nazione una forte marina mercantile, senza la quale non soltanto non si può validamente alimentare
l’economia di una guerra ma non si può nemmeno sperare di vincere nelle civili competizioni economi-
che internazionali”(Note commerciali, in R. E., a. IX, fasc. 5-6, maggio-giugno 1916, p. 84).

