Page 398 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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              Nonostante ciò l’esercito francese, secondo Breganze, ha saputo resistere alle pul-
           sioni politiche della modernità, separando completamente, fin dai primi mesi di guerra,
           l’ambito militare da quello civile e politico. Questa scelta si è trasformata in un elemento
           di forza caratterizzante dell’esercito francese tanto che chi prima riteneva doverosi gli
           interventi politici in materia bellica, una volta arruolato si è dovuto ricredere:

              «È però bastato che il rude cappotto del soldato ricoprisse la loro spalla perché quelle
           teorie cadessero d’un tratto di fronte alla dura, ben dura, realtà. E li vediamo perciò oggi,
           come rilevo, convinti di questa dura realtà e rinneganti le teorie già accarezzate all’epo-
           ca della insospettata incoscienza» .
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              Breganze, spaventato dalla modernità, si augura che in caso di intervento armato
           italiano lo Stato Maggiore del Regio Esercito prenda ad esempio quanto avvenuto in
           Francia in merito alla separazione della vita militare e politica:

              «E dico e sostengo che da quanto ho messo in rilievo, che si traduce qui in Francia in
           elemento di forza pel suo esercito, scaturisce imperiosa la necessità che in simili condi-
           zioni, anche presso di noi, abbia a tacere ogni ingerenza meno che militare, poiché è così
           facendo che si può veramente avere un esercito e su di esso contare» .
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              La modernità ha inoltre causato l’avvento di comandanti scadenti, uomini qualun-
           que che riescono a fare carriera grazie  alle loro capacità di galleggiare in quelle lotte
           politiche, definite da Breganze essenza della modernità. Appare qui quella seduzione
           autoritaria che aveva caratterizzato parte della  classe dirigente italiana nel corso del
           tardo Ottocento e che ancora impediva una piena maturazione dell’Italia liberale come
           democrazia nell’età giolittiana .
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              A tal proposito troviamo nel diario una netta contrapposizione tra due figure: il Gene-
           rale Vestor Louis Lucien d’Urbal e il Generale Louis Ernest Maud’Huy. Entrambi fanno
           parte dell’élite dirigente dell’esercito francese ma in essi si trovano enormi differenze. Il
           Generale d’Urbal è definito come: «alto, di aspetto giovanile nonostante i capelli grigi,
           è elegantissimo e figura maschia ed energica. È un soldato che deve condurre col filo di
           seta che all’occorrenza diventa d’acciaio» .
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              Mentre il Generale Maud’Huy è descritto da Breganze nel seguente modo: «piccolo
           di statura, non giovane, di temperamento nervoso [...] è un uomo qualunque» .
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              La contrapposizione è forte ed evidente, da un lato abbiamo il Generale d’Urbal,
           che all’inizio della guerra era un semplice comandante di cavalleria, figura maschia ed
           energica, appartenente a quella classe che realmente si può definire militare. Dall’altro
           troviamo il frutto della modernità, il Generale Maud’Huy, piccolo, nervoso e vecchio, un
           uomo prodotto e supportato dal mondo politico; un mondo che crea uomini qualunque.


           35  Ivi, p. 112-113.
           36  Ivi, p. 114.
           37   E. Gentile, Le origini dell’Italia contemporanea, l’età giolittiana, Laterza, Roma-Bari 2002, p. 3-23, 255-
              272.
           38   Diario di Breganze, p. 54-55.
           39  Ivi, p. 64.
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