Page 403 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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gibile emersa in seguito è stridente e inoltre rifletteva un’elaborazione dell’immaginario
diversa da quella avvenuta in altri paesi. In Gran Bretagna il sommergibile fu conside-
rato dal pubblico come un’arma pericolosa e vile, a causa dei danni che aveva causa-
to al commercio britannico durante la guerra. Perciò la memoria del conflitto segnava
l’immagine e il rapporto della marina con quest’arma inducendo il disdegno pubblico a
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riguardo . Invece, alla vigilia della guerra, nell’immaginario italiano la flotta subacquea
si configurava per la sua mirabile efficienza e come strumento centrale della potenza
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navale italiana, ormai divenuta imperiale .
Una simile inversione dell’immaginario sui sommergibili fu possibile solo con l’in-
serimento della flotta sottomarina tra gli strumenti di costruzione del mito guerriero
nazionale del fascismo.
2. La centuria subacquea
Nel corso degli anni venti regime si attivò per costruire la propria l’immagine come
forza capace di trasformare la storia nazionale, forgiando un nuovo carattere guerriero
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negli italiani . Si trattò di un tentativo guidato dall’alto e che si servì dei più moderni
mezzi della propaganda, impossessandosi dei miti della guerra presenti nell’immagina-
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rio degli italiani ridisegnandoli . La costruzione di questi miti procedette lungo l’intero
arco del ventennio fascista. All’inizio degli anni Trenta, le grandi imprese di propaganda
militare, come la trasvolata oceanica della “Centuria Alata” di Italo Balbo negli Stati
Uniti, divennero l’incarnazione del volto eroico e insieme disciplinato che l’Italia fasci-
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sta doveva presentare al mondo .
L’aeronautica ebbe un ruolo privilegiato nella costruzione dell’immagine di potenza
dell’Italia fascista e suoi piloti rappresentavano modelli di eccellenza dell’italianità ai
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quali il paese doveva ispirarsi . Tuttavia, la storiografia ha sottovalutato il ruolo analogo
svolto dalle altre forze armate e in particolare la marina non era nuova a questa funzione,
perché tra i compiti principali della flotta in età liberale c’era quello di rappresentare
l’immagine di grande potenza dell’Italia . Infatti, le grandi crociere delle navi di su-
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perficie costituivano una costante nell’attività della marina allo scopo di “mostrare la
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bandiera” italiana in tutto il mondo .
Analogamente all’aeronautica anche la marina fu chiamata a fare da vetrina al regi-
me. Proprio all’inizio degli anni Trenta, il vero protagonista delle campagne oceaniche
19 Duncan Redford, The submarine, a cultural history from the Great War to Nuclear Combat, Tauris, Londra
2010, pp. 91-127.
20 Marco Di Giovanni, Scienza e Potenza, Miti della guerra moderna, istituzioni scientifiche e politica di massa
nell’Italia fascista, Zamorani, Torino 2005, p. 217.
21 Emilio Gentile, Il mito dello stato nuovo, Laterza, Roma-Bari 2002, pp. 248-252; Ruth Ben Ghiat, La cultura
fascista, Il Mulino, Bologna 2004, pp. 168-169.
22 Pier Giorgio Zunino, L’ideologia del fascismo, miti, credenze, valori, Il Mulino, Bologna 2005, pp. 99-107.
23 Di Giovanni, Scienza e Potenza, p. 27.
24 Lehmann, Le ali del potere, p. 103.
25 Gabriele, Fritz, La politica navale italiana dal 1885 al 1915, p. 27; Paolo Frascani, Il mare, Il Mulino, Bolo-
gna 2008, p. 35
26 F. Levra, Storia delle campagne oceaniche della Regia Marina, 4. Voll. , USMM, Roma 1936-1960.

