Page 382 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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1022 XXXIX Congresso della CommIssIone InternazIonale dI storIa mIlItare • CIHm
svizzero-badese, dove però il loro passaggio era ostacolato dalle severe autorità militari
tedesche, che imponevano ai lavoratori italiani la compilazione di una lunga serie di
pratiche consolari e di polizia. A sbloccare la situazione intervenne ancora una volta un
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missionario della bonomelliana, Alberto Vignolo , il quale energicamente ottenne dal
Ministero degli Interni badese di revocare per qualche tempo l’obbligo del soggiorno
quindicinale alla frontiera per gli operai italiani provenienti dai paesi invasi dall’eser-
cito tedesco. E tuttavia vennero chiusi i Segretariati dell’Opera “Bonomelli” istituiti in
Lorena ad eccezione di quello di Metz, il capoluogo della regione, nel quale, dopo la
forzata soppressione ordinata dall’autorità militare il 1 settembre 1914, era stato tutta-
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via permesso al missionario don Francesco Tessore di svolgere la propria attività il 3
novembre, che si fece però assai complicata. In quei giorni infatti le miniere di ferro, le
ferriere e le acciaierie difettavano di mano d’opera ed una speciale commissione gover-
nativa inviava propri agenti in Italia e in Svizzera per reclutare i necessari operai, nono-
stante gli evidenti rischi ai quali essi sarebbero andati incontro, puntualmente denunciati
dal missionario. Le famiglie, d’altra parte, erano travagliate anche da due opposti timori:
quello delle rappresaglie tedesche, se rimanevano nel luogo e quello della disoccupazio-
ne, se rimpatriavano. La “Rivista di Emigrazione” ricorda che il missionario della bo-
nomelliana, nonostante gli ostacoli suscitati dalla polizia, non cessò di svolgere attiva-
mente, pur con la necessaria prudenza, la sua «propaganda» in tutte le comunità italiane
all’estero consigliando il rimpatrio. Egli poté comunque operare fino al primo maggio
1915, quando fu infine costretto al lasciare Metz con un treno di operai rimpatriati, senza
poter più ritornare in seguito nella propria sede a causa del precipitare degli eventi.
Anche a Monaco l’azione assistenziale del Segretariato, anch’esso affidato dall’in-
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verno 1912 ad un sacerdote, Carlo Albera , era frenata dalla situazione eccezionale,
il cui clima con il passare dei mesi era degenerato in un forte fermento contro gli ita-
liani. La “Rivista di Emigrazione” riferisce, in merito, quanto si verificava nella città
tedesca: “Merciai, ambulanti, gelatieri, ecc. ai quali non era più possibile mostrarsi in
pubblico, venivano trattenuti dalla polizia, che ordinava pure la rimozione di nomi ed
insegne italiane. La stessa piccola targa dell’Opera Bonomelli, risolutamente mantenu-
ta dal reggente, nonostante le sassate, gli sputi e le intimazioni del padrone di casa, fu
42 Nato a Rapallo il 21 dicembre 1888, laureato in Teologia il 15 maggio 1912, venne ordinato sacerdote il
29 giugno dello stesso anno. Entrò nell’Opera nel maggio 1913, venne destinato al Segretariato operaio
italiano di San Gallo (Svizzera) il 26 giugno 1913 dove rimase fino al maggio 1915; in seguito fece il
soldato e il cappellano militare sino al termine della guerra. Congedato, tenne la direzione del Segreta-
riato di Bergamo fino al novembre 1920. Da lì fu inviato in Belgio, poi a Domodossola e, fino al 1927,
a Chambery (AGS, Prelato per l’emigrazione italiana, fasc. 53).
43 Nella “Rivista di Emigrazione” è erroneamente riportato con il nome di Tessone. Oriundo di Pinerolo,
Francesco Tessore si era dedicato all’assistenza agli emigranti fin dal 1905. Per venti anni diresse la
missione di Moyeuvre-Grande (Moselle) da lui organizzata e sviluppata e lì morì il 20 gennaio 1940
(AGS, Prelato per l’emigrazione italiana, fasc. 204).
44 Notizie sulla sua attività sono conservate presso l’AGS, Prelato per l’emigrazione italiana, fasc. 255.
Nel gennaio 1913, scrivendo da Monaco al conte Stefano Jacini, osservò che la maggior parte delle pra-
tiche dell’Opera riguardavano elemosine, “dati i cattivissimi affari dell’industria laterizia in quest’anno
scorso. Molti poveri diavoli si trovano senza risparmi, senza lavoro, ed affluiscono al nostro ufficio
anche in cerca di pane”(Lettera di Carlo Albera a Stefano Jacini, Monaco 12 gennaio 1913, in AGS,
Prelato cit.,).

