Page 378 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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           un paio di mesi più tardi, con lieve modifica del titolo, nella “Rivista di Emigrazione”
           che informava dell’opera dei vari Patronati italiani di emigrazione dislocati non solo in
           Europa ma anche nell’area mediterranea del continente africano, la cui situazione nel
           tardo 1914 veniva così presentata:
              “il grido di guerra elevatosi dalla Francia, minacciata e invasa, si ripercosse sulla
           Tunisia e la vita economica, industriale e commerciale veniva più che turbata quasi del
           tutto paralizzata. Dalle miniere, dai cantieri, dalle officine vennero frettolosamente con-
           gedati tutti gli operai e migliaia di italiani si trovarono improvvisamente senza risorse e
           senza un pezzo di pane per le loro famiglie. Spaventati, dai vari centri di lavoro si river-
                                                                                      25
           sarono alle porte del Consolato generale in Tunisi per ottenere soccorso e protezione” .
              Il Consolato italiano a Tunisi, all’epoca retto dal conte Caccia Dominioni di Silla-
           vengo, riuscì a rendere gli effetti della crisi meno disastrosi istituendo cucine popolari
           mentre il locale ufficio del Patronato degli emigranti italiani offrì le risorse finanziarie al
           momento disponibili nei fondi di riserva del proprio bilancio (600 franchi) per cercare
           di frenare la miseria creatasi con la disoccupazione. L’ufficio del Patronato si mise a
           disposizione del console per agevolare e disciplinare anche il movimento di rimpatrio
           dei nuclei d’operai provenienti dall’Algeria, provvedendo al trasporto dei loro bagagli,
           accompagnando gli esuli in asili notturni e aiutandoli poi nelle loro necessità materiali
           fino all’imbarco.

              c. Rientro dei lavoratori dall’Austria e dalla Germania
              Più difficile fu la situazione ai confini con l’Austria e la Germania, dove ancor prima
           della dichiarazione di guerra dell’Italia all’Austria-Ungheria (24 maggio 1915), molti
           italiani venivano arrestati in varie località e molti di loro addirittura internati in appositi
           campi a  Leibnitz, a Katzenau e a Steinklamm, ospitati dal maggio 1915 al gennaio
           1916 in anguste baracche prima di essere poi rimpatriati . Scoppiata la guerra, molti
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           emigrati giungevano alla frontiera senza regolari documenti personali, venendo perciò
           costretti  a tornare indietro , come accadeva del resto anche ad impresari ed agenti locali
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           24   Cfr. T. Tittoni, L’emigrazione italiana in Francia e l’opera del Governo cit., pp. 65-76. Migliore invece era
              la situazione degli emigrati nelle nazioni neutrali (come del resto lo era l’Italia fino al maggio 1915), i cui
              governi, nonostante la crisi economica generale,  non si sottrassero all’impegno di soccorso dato ai rispettivi
              lavoratori all’estero.
           25   Notiziario - Patronato degli emigranti italiani in Tunisia, in R. E., a. VIII, fasc. 10-11-12, ottobre-novembre-
              dicembre 1915, p. 187.
           26   Cfr. F. Calimani,  I profughi di guerra italiani rimpatriati attraverso la Svizzera, in “Bollettino della
              Emigrazione”, a. XV, n. 3, 15 marzo 1916,  pp. 20-26. Sui rimpatriati italiani dalla Germania e dall’Au-
              stria  segnaliamo  anche  la  documentazione  conservata  all’Archivio  Centrale  dello  Stato,  Ministero
              dell’Interno, Direzione Generale Sanità Pubblica (1910-1920), b. 165.
           27   Date le speciali condizioni politiche create dalla guerra il rilascio dei passaporti per l’estero, quando si
              trattava di espatri a scopo di lavoro, era subordinato al nulla osta del Regio Commissariato della Emi-
              grazione il quale era autorizzato a prescrivere  la preventiva esibizione di un contratto di lavoro secondo
              le condizioni richieste dalla legge 2 agosto 1913 n. 1075. A seguito dello scoppio del conflitto e dello
              spopolamento delle campagne determinato dal richiamo alle armi dei giovani,  l’espatrio divenne  più
              restrittivo con la legge 24 gennaio 1915 n. 173 (cfr. R.D. 18 febbraio 1915 n. 147 pubblicato nella “G.
              U.” del  26 febbraio 1915 n. 49). Con  il R.D. 6 agosto 1914 n. 803 (pubblicato nella “G. U.” dell’11
              agosto 1914 n. 191) era invece stata sospesa la facoltà di emigrare ai militari dell’esercito e della marina.
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