Page 375 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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una quota non superiore al 18 per cento” .
E tuttavia, col ritorno degli espatriati in Italia non solo si ridimensionava fortemente
il problema della emigrazione – per la sensibilizzazione del quale il mensile era nato –
ma divenne anzi più acuto, proponendosi all’attenzione universale in maniera del tutto
nuova per le difficoltà solitamente traumatiche, con cui il ritorno si configurava . E
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proprio a tale emergenza la “Rivista di Emigrazione” tese a dare una qualche risposta
umanamente e socialmente accettabile, accanto ad altre istituzioni con le quali essa coo-
però, e dalle finalità similari, di carattere pubblico o privato, a cui naturalmente faremo
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riferimento mediante specifica documentazione archivistica e di stampa.
2. L’opera di assistenza dello Stato agli emigranti
a. Il primo anno di guerra
Il grande esodo dai loro soggiorni all’estero iniziò dunque per gli espatriati italiani
dall’estate 1914, allo scoppio cioè del conflitto, quando essi ripresero la via del ritorno,
parte materialmente sospinti dai Consolati, dagli uffici di emigrazione e dagli istituti
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privati di tutela degli emigranti , parte spontaneamente indotti dal pericolo di ritrovarsi
in paesi bellicamente ostili, parte infine costretti dalla minor offerta di lavoro dovuta alla
chiusura di molte fabbriche non destinate alla produzione di oggetti strettamente utili
alla guerra. Si formarono così due principali correnti di fuggiaschi: una che si dirigeva
in Italia passando dalla linea ferroviaria di Ginevra e dalle linee francesi; l’altra, più
imponente, proveniente dalla Germania, che andava ad investire invece i confini setten-
trionali della Svizzera.
In quei concitati momenti, sommarie istruzioni di soccorso vennero impartite dal
Ministero degli Affari Esteri e dal Commissariato dell’Emigrazione attraverso i rappre-
sentanti diplomatici e consolari per non abbandonare gli emigrati alla sola pietà degli
stranieri e, nel complesso, anche efficacemente fatte applicare mediante funzionari degli
uffici di emigrazione che, con zelo e prontezza, si attivarono fin nelle sedi più lontane,
comprese quelle di battaglia. Da parte sua, il Commissariato dell’Emigrazione sollecitò
gli ordini di imbarco degli emigrati all’estero sui piroscafi, inviando fondi alle autori-
tà consolari per le spese di viaggio di rientro verso l’Italia. Di tutto ciò la “Rivista di
11 V. Castronovo, La storia economica, in Storia d’Italia. Dall’Unità a oggi, vol. quarto, Einaudi, Torino
1975, p. 216.
12 “I rimpatriati fuggono dai paesi europei in guerra in circostanze drammatiche, perdendo il salario maturato
e il mobilio delle case dove abitavano e trovano in Italia una situazione difficile: dei 280.000 rimpatriati tra
il 15 agosto e il 1° ottobre 1914, il 60% non trovò occupazione. […] In questo breve arco di giorni il Veneto
riassorbì 100.000 rimpatriati circa, la Lombardia 54.000, il Piemonte 32.000, l’Emilia 21.000, la Toscana
16.000, le Marche 12.000, mentre le altre regioni furono interessate molto meno dal fenomeno, salvo forse la
Sicilia, con 10.000 rimpatriati” (E. Sori, L’emigrazione italiana dall’Unità alla seconda guerra mondiale, Il
Mulino, Bologna 1979, p. 401).
13 In particolare si prenderà in considerazione la documentazione conservata presso i seguenti archivi:
Archivio storico diplomatico del Ministero degli Affari Esteri (= ASDMAE), Archivio Generale Scala-
briniano (= AGS), Archivio storico della “Società Umanitaria” (= ASSU), Archivio storico della società
“Dante Alighieri” (= ASDA), i cui specifici fondi sono, di volta in volta, qui menzionati.
14 Soprattutto dall’ “Opera Bonomelli” e dalla “Società Umanitaria”; altrettanto valido fu l’apporto dato
dalla società “Dante Alighieri”.

